Sostenibilità e digitalizzazione: contraddizione o binomio?

Sullo sfondo la necessità di garantire soluzioni abitative customizzate a impatto zero. Il ruolo del building information modeling

Lo scenario

Tra gli assi portanti del processo di transizione ecologica attualmente in corso, la digitalizzazione riveste un ruolo cardine. Tanto che, delle risorse stanziate del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), quasi un terzo (il 27%) è dedicato: alla digitalizzazione della pubblica amministrazione (poco più di 11 miliardi di euro) attraverso un programma di innovazione strategica, realizzando un cambiamento strutturale; alla realizzazione di reti ultraveloci in fibra ottica, 5G e contestuali investimenti per il monitoraggio satellitare, a beneficio del comparto aziendale (26 miliardi); alla modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali del sistema turistico e culturale italiano (8 miliardi).

Il perché e intuibile: come ricorda il Consiglio dell’Unione europea, «una diffusione efficace delle tecnologie digitali può contribuire a dissociare la crescita dall’utilizzo delle risorse e dai suoi impatti ambientali negativi». Questo perché «la digitalizzazione è un’eccellente leva per accelerare la transizione verso un’economia climaticamente neutra, circolare e più resiliente».

Dove il connubio “digitalizzazione-sostenibilità” è già emerso da tempo è sicuramente il settore della progettazione architettonica. Il ricorso sempre più diffuso al BIM (building information modeling) permette oggi, infatti, di ottenere, dalla progettazione fino alla manutenzione, notevoli risultati dal punto di vista degli standard di efficienza e sicurezza, ma anche dell’ottimizzazione di costi e processi, nell’ottica più ampia del raggiungimento di obiettivi precisi sul fronte energetico e ambientale.

 

L’evento

Il tema è stato l’oggetto del convegno “Klimahouse 4.0 – Digitalization meets Sustainability”, evento, unico in Italia, sulla progettazione digitale in chiave sostenibile, che si è tenuto giovedì 7 ottobre al MEC Meeting & Event Center Alto Adige di Bolzano. Il convegno, che ha visto la presenza di relatori di primissimo piano moderati dall’architetto David Calas, ha messo a fuoco uno scenario nel quale l’edilizia, da settore critico per l’ambiente e ancora poco digitalizzato, può e deve cambiare pelle, appropriandosi del ruolo di driver di una rinascita sostenibile, digitale e accessibile, in grado di rispondere alla crescita demografica e alle conseguenti disparità socio-economiche che ne derivano.

Sostenibilità e digitalizzazione
Mathilde Marengo, Head of studies advanced architecture group dell’Istituto per l’architettura avanzata della Catalogna

Non a caso, «la crescita demografica» ricorda Mathilde Marengo,Head of studies advanced architecture group dell’Istituto per l’architettura avanzata della Catalogna «sta spingendo a costruire nuovi spazi abitativi» (1,6 miliardi di persone vivono in condizioni inadeguate) «con un ricorso eccessivo alla standardizzazione e un marcato impatto sull’ambiente, visto che il settore dell’edilizia è responsabile del 36% delle emissioni di CO2». Il punto di compromesso è l’intersezione di tre linee: rapidità ed economicità; sostenibilità; soluzioni personalizzate. Il che richiede interventi su: tecnologie, scienze dei materiali e progettazione. Un grande supporto, in questo senso può essere la costituzione di un database dei materiali da inserire nel flusso di lavoro, con lo scopo di poterli poi riciclare. Significativa è stata l’esperienza, condotta proprio dall’Institute for advanced architecture of Catalonia, sia a livello di singolo edificio sia a scala urbana (peraltro in una città di grandi dimensioni come Barcellona), nella quale sono stati mappati, grazie ai principi di machine learning, gli edifici destinati alla demolizione, in modo da prevedere in anticipo che tipo di materiali di risulta potessero essere destinati al recupero.

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Steffen Feirabend, professore di progettazione e costruzione digitale all’Università di scienze applicate di Stoccarda

In tutto questo, quale ruolo può avere il building information modeling? Secondo Steffen Feirabend, professore di progettazione e costruzione digitale all’Università di scienze applicate di Stoccarda «il Bim contiene molte più informazioni rispetto al modello geometrico. Grazie ai digital twins è possibile creare modelli in grado di scambiare informazioni con altri sistemi durante tutte le fasi di vita: progettazione, costruzione, messa in funzione (facility management), dismissione e demolizione, dalla quale devono derivare materiali da recuperare e reimpiegare. È il concetto dell’urban mining, vale a dire il riutilizzo l’ambiente costruito come una sorta di potenziale “miniera” per estrarre materiali per nuovi edifici. Il processo di riutilizzo, quindi, diventa continuo».

 

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Mariana Popescu, Assistant professor of Parametric structural design and digital fabrication alla facoltà di ingegneria civile e geo-scienze dell’Università di Tecnologia di Delft (Olanda)

Mariana Popescu, Assistant professor of Parametric structural design and digital fabrication alla facoltà di ingegneria civile e geo-scienze dell’Università di Tecnologia di Delft (Olanda), da un lato è consapevole dei tanti ostacoli ancora da superare: «Secondo uno studio di McKinsey Global Institute del 2017, il settore delle costruzioni è uno dei meno produttivi e ciò da imputare al tasso di digitalizzazione, ancora basso. Quindi, accanto alla sfida dell’ambiente, il mondo dell’edilizia deve affrontare anche quella dell’informatizzazione. E questo riguarda, oltre alla progettazione, anche la fabbricazione dei materiali che poi saranno impiegati per la costruzione. Ad esempio, l’utilizzo del cemento, non solo presenta problemi di tipo ambientale legato allo smaltimento, ma anche di costi, visto che le casseforme generalmente “pesano” per la metà del progetto (addirittura per il 70% nel caso di costruzioni personalizzate)». Ma, dall’altro, è anche consapevole, nonché protagonista in prima persona, di possibili soluzioni che possano consentire di superare questi ostacoli, come, ad esempio, la sostituzione delle casseforme tradizionali con membrane tessili, in grado di garantire analoghe prestazioni con costi nettamente inferiori, oltre a una maggiore facilità di trasporto.

 

Uno sguardo al futuro

Siamo quindi di fronte all’alba di una nuova era per l’edilizia? Tutt’altro. E le difficoltà non sono poche.

Sostenibilità e digitalizzazione
Cristina Greco – fondatrice di Unlimited-Studio e BIM manager

In primis, la refrattarietà al cambiamento culturale è un dato incontrovertibile. E il Bim può diventare un potente strumento per scardinare questa resistenza. Secondo Cristina Greco – fondatrice di Unlimited-Studio e BIM manager «la progettazione in ambiente BIM impone agli utenti di interfacciarsi continuamente con figure diverse con background diversi, peraltro su temi, quali ad esempio la sostenibilità, fisiologicamente pervasivi, perché riguardano molte fasi di vista dell’edificio, dal design alla costruzione fino all’operatività e alla manutenzione».

Altro tasto dolente è la propensione agli investimenti. Non a caso, sempre secondo Cristina Greco «la spinta della digitalizzazione non è più solo ambientale, ma sarà sempre dettata da elementi finanziari, che devono però puntare su fattori sociali, capitale umano e innovazione».

Infine, i vincoli normativi, che di certo non aiutano. Anche se, qualche segnale, a livello comunitario, sta iniziando ad arrivare: è il caso del “nuovo Bauhaus europeo”, iniziativa della Commissione europea fortemente voluta dalla presidente von der Leyen, che, allo scopo di applicare le indicazioni del Green Deal nei luoghi di vita, punta a progettare e realizzare spazi inclusivi e accessibili, tramite soluzioni sostenibili.

Sostenibilità e digitalizzazione
Un momento dei lavori moderati dall’architetto David Calas dello studio Calas&Associate di Vienna, professore al GIU di Berlino e curatore di Klimahouse 4.0 (credit foto: Marco Parisi)

Insomma, qualcosa si sta muovendo. Ma per mettere in atto un vero cambiamento sono necessari un deciso scatto in avanti dal punto di vista “culturale”, investimenti certi e un supporto concreto da parte delle istituzioni. Se ne parlerà sicuramente alla prossima edizione di Klimahouse, di cui “Klimahouse 4.0 – Digitalization meets Sustainability” ha costituito un’ideale anteprima, che si terrà in Fiera Bolzano dal 26 al 29 gennaio 2022 e che, con oltre 150 appuntamenti in quattro giorni, rappresenta, da sempre, un appuntamento imperdibile per gli operatori del settore. Per info: www.fieramesse.com/klimahouse

 

 

Cos’è il BIM

Il Building information modeling (BIM) è un metodo, basato sull’utilizzo di un apposito software, per l’ottimizzazione della pianificazione, della realizzazione e della gestione di costruzioni. Visto come il “successore” del precedente Cad (Computer aided design), il Bim è sempre più utilizzato da parte di studi di progettazione e società di engineering. Non a caso, nel 2020, oltre la metà di questi soggetti ha affermato di conoscere e utilizzare questo metodo, come ha rilevato Assobim, l’associazione nata con lo scopo di dare rappresentatività alla filiera “tecnologica” del BIM. Un’evoluzione confermata dal quarto rapporto Oice sulle gare pubbliche che prevedono l’uso di queste metodologie nelle procedure di affidamento di servizi di ingegneria e architettura, secondo il quale, nel 2020, sono stati pubblicati 560 bandi di questo tipo (l’8,7% del totale per questi servizi) per un importo di affidamenti pari a 711,6 milioni di euro. Unitamente al ricorso a robotica, stampa 3D, IoT, intelligenza artificiale e realtà virtuale, il Bim è, insomma, ormai uno dei pilastri della “rivoluzione” che sta profondamente modificando il panorama della progettazione dell’edilizia.


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