Biomasse solide: un’opportunità da non perdere

Il settore, benché sia in grado di contribuire in maniera determinante alla transizione ecologica e al raggiungimento degli obiettivi europei di sviluppo sostenibile, non è espressamente citato nel Pnrr. Sul tema abbiamo sentito Antonio Di Cosimo, presidente dell’associazione energia da biomasse solide (EBS)

Le biomasse solide contribuiscono in maniera determinante alla transizione ecologica e al raggiungimento degli obiettivi europei di sviluppo sostenibile; tra le rinnovabili, infatti, hanno il vantaggio della programmabilità della produzione energetica, attuano il principio dell’economia circolare e permettono la valorizzazione delle aree interne grazie anche alla gestione forestale sostenibile, operando con una filiera che occupa oltre 5 mila lavoratori. Nonostante ciò, nel Pnrr non sono espressamente citate. Per mettere a fuoco la questione abbiamo intervistato Antonio Di Cosimo, presidente dell’associazione energia da biomasse solide (EBS)

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Quando si parla di “biomasse solide” che comparti sono coinvolti? Con quali benefici per l’ambiente?

Biomasse solide
Antonio Di Cosimo, presidente dell’associazione energia da biomasse solide (EBS)

I comparti coinvolti sono principalmente quelli agricolo, agroindustriale e forestale. Per quanto riguarda i primi due, l’uso delle biomasse per la produzione di energia rinnovabile è riconducibile al recupero dei materiali legati alle potature annuali, come quelle degli alberi da frutto, e all’impiego di sottoprodotti delle lavorazioni agroalimentari. In particolare, i settori vitivinicolo e oleario sono un’ottima fonte di combustibile: nel primo caso per le vinacce esauste, residuali al ciclo produttivo della distillazione; nel secondo per le sanse residuali dalla molitura dell’olio. Le coltivazioni non vengono mai inficiate, bensì si valorizzano i sottoprodotti secondo una perfetta logica di economia circolare. Inoltre, la destinazione energetica dei sottoprodotti agricoli, considerando che tutte le biomasse impiegate sono di provenienza italiana, si traduce spesso in un’occasione di reddito integrativo per le filiere agricole e agroindustriali. Passando al comparto forestale, l’attività della filiera crea valore per le comunità locali attraverso la manutenzione del patrimonio boschivo, spesso in aree interne e marginali. Le ricadute positive si possono riassumere nel mantenimento o ricostituzione di presidi attivi contro il dissesto idrogeologico e nello smaltimento di cascami e sterpaglie altrimenti bruciate in modo inidoneo generando anche rischi di incendi. L’attività realizzata dai grandi impianti per il trattamento di biomassa solida permette di evitare, inoltre, il fenomeno della fermentazione spontanea che determina maggiori emissioni di CO2 e polveri sottili in atmosfera. È fondamentale, anche in questo caso, l’aspetto di economia circolare: i materiali utilizzati sono quelli inadatti a un qualunque diverso utilizzo che non sia la triturazione.

 

L’associazione

L’associazione EBS rappresenta i principali produttori di energia elettrica da biomasse solide e raggruppa 20 operatori e 23 impianti di taglia superiore ai 5 MW dislocati su tutto il territorio nazionale. La capacità complessivamente installata, di oltre 420 MW, genera una produzione elettrica annua superiore ai 3.000 GWh, impiegando circa 3,5 milioni di tonnellate di biomassa solida, di cui più del 90% prodotta in Italia.  EBS rappresenta oltre il 75% della produzione elettrica da biomasse solide e quasi la totalità se si considerano gli impianti di taglia superiore a 5 MW.


Green Deal Ue, Next Generation Eu e Pnrr: che ruolo può esercitare l’associazione Ebs nel conseguire gli obiettivi definiti da questi piani di azione?

A marzo abbiamo depositato alla terdicesima commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali al Senato una memoria nell’ambito delle audizioni per il Pnrr per dare evidenza del contributo virtuoso che le aziende appartenenti all’associazione possono offrire nella transizione energetica e nel raggiungimento degli obiettivi del piano. È stato posto l’accento su una serie di punti di contatto tra il settore delle biomasse solide e le linee d’azione del Pnrr, quali l’economia circolare, la forte integrazione tra filiere, la programmabilità della produzione per garantire stabilità alla rete elettrica, la produzione di idrogeno pianificabile mantenendo sempre la disponibilità della capacità produttiva elettrica e l’occupazione stabile con personale qualificato. Se prendiamo in considerazione più nel dettaglio il Pniec, l’aspetto paradossale è che la quota di produzione di energia prodotta dagli impianti a biomasse solide è stata già considerata ai fini degli obiettivi del piano; il mancato rinnovo degli aiuti al settore – che è uno dei pochi che sopporta il costo della materia prima, con un impatto positivo sul sistema Paese – genererebbe un ulteriore gap sugli obiettivi al 2030. È negli obiettivi del Pniec il mantenimento ed incremento degli impianti a biomasse solide per compensare la perdita di capacità degli impianti a bioliquidi per via della graduale fuoriuscita di questi ultimi a fine incentivo. Rispetto al Green Deal, noi come EBS, insieme ad altre associazioni del settore delle biomasse solide (Aiel, Ebs, Ef, Fiper e Itabia), abbiamo scritto una lettera congiunta rivolta ai ministri Cingolani (MiTe), Patuanelli (Mipaaf) e Giorgetti (Mise) in merito a una possibile revisione della direttiva Red II sulle energie rinnovabili; in particolare, è stato proposto il contributo alle azioni di contrasto al cambiamento climatico e di sostegno alla biodiversità che l’Europa propone all’interno del Green Deal nel pacchetto “Fit for 55” con cui si definiscono 12 misure atte a centrare l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas-serra del 55% al 2030. Per ottenere questo risultato, secondo il nostro punto di vista, devono essere coinvolte e integrate tutte le fonti rinnovabili di energia (FER) virtuose, programmabili e non, valorizzando la complementarità tra loro e considerandone i diversi fattori locali di costo-opportunità.

 

Gli obiettivi green del Pnrr

Circa 5 miliardi saranno dedicati ad agricoltura ed economia circolare, 15 miliardi alla tutela dei territori e delle risorse idriche, altri 15 miliardi destinati all’efficienza energetica degli edifici e circa 24 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile.


 

Quali sono i rischi legati al mancato rinnovo degli aiuti al settore rispetto al conseguimento degli obiettivi fissati per il 2030, anche alla luce della revisione della direttiva REDII?

Il contributo della produzione elettrica da biomasse solide punta ad aumentare la quota delle rinnovabili verso una progressiva decarbonizzazione. Il mancato rinnovo degli incentivi significherebbe sottrarre questa quota importante già conteggiata per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC, aumentando il gap al 2030. Il rischio riguarda anche la perdita di 5 mila posti di lavoro e conseguenti costi per cassa integrazione, dato che il 90% delle biomasse impiegate dai nostri impianti è di provenienza nazionale. Per il Paese crescerebbero, inoltre, i costi di manutenzione del territorio boschivo e agricolo: ricordiamo che la produzione di energia da biomasse solide sfrutta anche quei residui da emergenze come la tempesta Vaia o la xylella che andrebbero altrimenti gestite e smaltite nel modo corretto.

La direttiva Red II: cosa ci si aspetta dalla revisione?

Le associazioni del settore biomasse solide ritengono prematuro attuare una revisione della direttiva, proposta in discussione a Bruxelles ipotizzando nuovi criteri di sostenibilità per le biomasse, prima ancora di una verifica in campo di quelli già molto stringenti previsti dalla stessa Red II in fase di recepimento. La bioenergia, la “rinnovabile” più strettamente legata al territorio, necessita di criteri di sostenibilità chiari, basati su evidenze scientifiche e concretamente realizzabili. Il modello è una “moderna bioenergia” gestita secondo criteri sostenibili, soprattutto per quanto concerne l’ambito forestale. Quelli contenuti nell’attuale versione della direttiva costituiscono un quadro solido per garantire la protezione dell’ambiente e del clima e meriterebbero di essere rivisti solo a seguito della loro effettiva attuazione e della conseguente valutazione di impatto.

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