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Una risposta ai rifiuti tessili

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Una risposta ai rifiuti tessili
Con Ecololight sono stati avviati da Federdistribuzione due nuovi sistemi per per la gestione di materassi, imbottiti, abbigliamento e altri prodotti affini. L’obiettivo? Favorire una transizione ecologica organizzata

Una risposta ai rifiuti tessili

Un passo in avanti nella tutela dell’ambiente e un contributo concreto al percorso di transizione ecologica del nostro Paese. Nell’ambito del “Sistema Ecolight” sono nati Ecoremat ed Ecotessili, due consorzi nazionali, promossi da Federdistribuzione e dalle sue imprese associate, dedicati, rispettivamente, alla gestione dei materassi e imbottiti dismessi e alla gestione dei rifiuti tessili.

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Il “Sistema Ecolight” è un hub per la gestione dei rifiuti che comprende il consorzio Ecolight (operativo dal 2008 nella gestione RAEE, pile e accumulatori esausti), il consorzio Ecopolietilene (costituito nel 2017 per la gestione dei rifiuti da beni in polietilene) e la società Ecolight Servizi per la gestione dei rifiuti professionali, oltre i neocostituiti consorzi Ecotessili ed Ecoremat. Vi fanno riferimento più di 2 mila aziende. Complessivamente il Sistema Ecolight ha gestito nel 2020 più di 30 mila tonnellate di rifiuti, operando su tutto il territorio nazionale. Per capirne di più, abbiamo sentito Marco Pagani – nella foto qui sotto –  direttore “Normativa e Rapporti Istituzionali” di Federdistribuzione e vicepresidente di Ecolight.

Una risposta ai rifiuti tessili
Marco Pagani, direttore “Normativa e Rapporti Istituzionali” di Federdistribuzione e vicepresidente di Ecolight

Perché nascono i due consorzi Ecoremat ed Ecotessili? Quali sono gli obiettivi?

I due sistemi consortili nascono su spinta di Federdistribuzione e di alcune importanti realtà associate. Le aziende avranno sempre più un ruolo fondamentale nello sviluppo dei processi di circolarità ambientale, non soltanto con la gestione efficiente, razionale e innovativa dei propri scarti e rifiuti ma anche attraverso l’avvio di sistemi di raccolta di specifiche tipologie di prodotti dismessi dai consumatori finali, cosi come avviene già oggi per i Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e per le pile, svolgendo un’azione in grado di incentivare comportamenti virtuosi nella raccolta differenziata, collaborando con i Comuni e supportandoli in questa attività. I due neocostituiti consorzi vanno proprio in questa direzione, partendo da due tipologie di prodotti dismessi sui quali urgono regole specifiche e modalità di raccolta più strutturate, essendo previste espressamente come tipologie di attività da incentivare sia nelle regole europee che in quelle nazionali. Ricordo che la raccolta differenziata del tessile prende avvio proprio dal 1° gennaio 2022. Non sono infatti arrivate le proroghe auspicate da parte della filiera e Federdistribuzione ha deciso di promuovere sin da subito la costituzione di un primo sistema di raccolta, che sta già lavorando per proporre un progetto industriale al ministero della Transizione ecologica, anche ai fini di ottenere le previste autorizzazioni, che potranno peraltro arrivare solo dopo che lo stesso ministero avrà definito le regole.

Che tipo di aziende aderiranno?

Le aziende costituenti dei due consorzi sono grandi imprese della distribuzione moderna non food e food, associate a Federdistribuzione, imprese con le quali si vuole disegnare un percorso che tenga in massima considerazione le attività di raccolta in punto vendita o di reverse logistic nel caso di attività di trasporto dei prodotti a domicilio del consumatore (materassi e altri imbottiti quali divani, poltrone, cuscineria ecc.). L’auspicio è quello di poter collaborare all’interno del sistema con tutte quelle imprese che siano particolarmente interessate alle logiche del mondo retail, ma ovviamente siamo aperti a tutti coloro che operano nel settore, anche per integrare le diverse specificità e competenze presenti nel mercato.

(Una risposta ai rifiuti tessili)

 

La realtà di casa nostra

Secondo “Rapporto sui Rifiuti urbani”, pubblicato da ISPRA (L’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) e relativo all’attività di raccolta nell’anno 2020, sono state raccolte in maniera differenziata 143,3 mila tonnellate di rifiuti tessili di origine urbana (nel 2019 erano state 157,7mila tonnellate), pari a circa lo 0,8% del totale della raccolta differenziata (per dare un ordine di grandezza: la plastica ha raggiunto l’8,6% e il vetro il 12,2%). Ma una quantità di almeno quattro volte superiore è finita nell’indifferenziato.  Secondo le stime di ISPRA, attivando una raccolta differenziata dei rifiuti tessili si potrebbe arrivare a una raccolta annuale di circa 800-900 mila tonnellate di rifiuti tessili. Al momento, nonostante la recente entrata in vigore dell’obbligo normativo, vi è già una raccolta differenziata dei rifiuti tessili che però procede con modalità e soluzioni che differiscono da Comune a Comune. Inoltre, sono attive diverse filiere, legate prevalentemente al mondo del no profit, di raccolta per il riuso che assorbono circa il 40% dei prodotti tessili non più utilizzati. Secondo i calcoli dell’Agenzia europea per l’Ambiente, il settore del tessile è responsabile ogni anno del 10% delle emissioni climalteranti in atmosfera, del 20% dell’inquinamento globale di acqua potabile e del 35% di microplastiche primarie disperse nei fiumi e nei mari. (F.M.)

(Una risposta ai rifiuti tessili)

 

 

 

 

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