Torino motore dell’idrogeno

Un accordo fra Università degli Studi e Politecnico punta a sviluppare progetti che sfruttino in pieno le potenzialità del gas.  L’impegno degli atei non è storia di oggi, ora però si è deciso di spingere sull’acceleratore. Obiettivo: realizzare un Polo nazionale di ricerca per essere di supporto ad aziende e istituzioni

Torino motore dell’idrogeno.

Stefano Geuna, Rettore dell’Università degli Studi, e Guido Saracco, Rettore del Politecnico, hanno firmato un accordo di coopetizione tra i due atenei sul tema. «Di per sé – spiega Marcello Baricco (nella foto), Professore ordinario di Scienza e Tecnologia dei Materiali all’Università degli Studi di Torino – è una materia interdisciplinare, che coinvolge la scienza e l’ingegneria.  Per questo motivo è particolarmente importante la collaborazione fra i due nostri due atenei, con le loro specifiche competenze».

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Lo scopo è di sostenere con ricerca e formazione la Regione Piemonte, ma anche altre istituzioni e le aziende private.

I MOTIVI DI UNA SCELTA

Ma perché proprio l’idrogeno? «È il primo elemento della tavola periodica e oggi viene visto come una via per la decarbonizzazione dei processi industriali e dei trasporti, per distribuire l’energia rinnovabile, ma senza far uso di combustibili fossili. Con l’idrogeno non si immette anidride carbonica in atmosfera, perché la sua trasformazione in energia produce acqua e non anidride carbonica. Non solo per la transizione ecologica – prosegue Baricco – ma anche per una motivazione economica: L’Unione europea ha stanziato 800 milioni di euro per progetti legati alla parola idrogeno. Lo stesso PNRR la cita più di 80 volte. Dobbiamo essere in grado di intercettare questi fondi».

TORINO MOTORE DELL’IDROGENO: UN PERCORSO GIÀ COMINCIATO

In realtà, infatti, sono anni che le università torinesi portano avanti progetti che hanno come fulcro l’idrogeno. In particolare, sono da tempo in corso studi sulla sua produzione per elettrolisi dell’acqua, con tecnologie termochimiche e da biomasse. Attraverso lo sviluppo di catalizzatori avanzati altamente selettivi, viene studiato l’uso dell’idrogeno per la sintesi di idrocarburi mediante idrogenazione dell’anidride carbonica.

In ambito geologico, l’obiettivo ora è identificare i luoghi dove stoccare grandi quantità di questo gas. Sotto la guida dell’Università di Torino, grazie al progetto HyCARE – di cui Baricco è Project Coordinator e che coinvolge in particolare aziende italiane e tedesche – si sta sviluppando un sistema di stoccaggio basato su idruri, integrato con elettrolizzatori e celle a combustibile. Il gas, infatti, viene proposto come stabilizzatore di reti elettriche basate sulle energie rinnovabili.

LA PROSPETTIVA FUTURA

E allora, che cosa possono fare le università che non stiano già facendo? «Essere di supporto ad aziende e istituzioni. Le aziende fanno gli investimenti sugli impianti, mentre le università ci mettono la conoscenza. Questo modus ci permette anche d’intercettare finanziamenti pubblici, sia nazionali sia europei».

L’esempio sono i molti progetti finanziati dalla Ue, in particolare attraverso la piattaforma “Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking – FCH JU”, che vede Baricco fra i sette membri internazionali del comitato scientifico. In questo caso, il partenariato pubblico-privato sostiene le attività di ricerca e sviluppo tecnologico, per incrementare soluzioni pulite, efficienti e convenienti, che sfruttino il potenziale dell’idrogeno come vettore energetico.

Per iniziare, l’accordo torinese tra Università degli Studi e Politecnico intende fornire un supporto in particolare alle iniziative della Regione Piemonte e della Città di Torino, con l’obiettivo finale di costituire un Polo Nazionale per la Ricerca sull’Idrogeno, a cui hanno già aderito oltre agli atenei piemontesi, alcune istituzioni e molte aziende.

«La nascita di un Polo nazionale di Ricerca per l’Idrogeno – spiega Stefano Geuna, Rettore dell’Università degli Studi di Torino – rappresenterebbe un altro importante tassello strategico per la crescita di una città e una regione sempre più orientate ai temi della sostenibilità e della transizione energetica, con l’intento di favorire una sempre più strutturata interazione tra enti di ricerca e settori produttivi».

Aggiunge Guido Saracco, Rettore del Politecnico: «Il nostro territorio è fortemente caratterizzato dalla presenza di competenze di altissimo livello su tematiche specifiche, tra cui sicuramente la ricerca relativa all’idrogeno. La grande forza che un Polo nazionale di Ricerca sull’Idrogeno potrebbe avere è data proprio dalla capacità delle nostre istituzioni di lavorare insieme in modo complementare su queste tematiche complesse: un “coraggio della concordia” che credo caratterizzi le nostre università, il sistema delle istituzioni e anche il comparto produttivo nel territorio di Torino e del Piemonte, che rappresenta un grande valore aggiunto per un progetto come questo».

(Torino motore dell’idrogeno)

 

Verde, grigio e blu

Le tecnologie legate all’uso dell’idrogeno saranno un tassello essenziale per la transizione ecologica, in particolare per la decarbonizzazione dei trasporti e di molti processi produttivi. Il ciclo dell’idrogeno prevede la sua produzione, la gestione, la logistica e l’uso in diverse applicazioni finali.
Ma l’idrogeno può essere prodotto con processi più o meno puliti. Il più ambizioso ed ecologico è quello che porta all’idrogeno verde: con l’elettrolisi dell’acqua, un processo relativamente semplice, si separano idrogeno e ossigeno, rilasciando quest’ultimo in atmosfera. L’energia elettrica viene così trasformata in idrogeno, che viene stoccato per ritrasformarlo in energia al bisogno. Oggi però, per la maggior parte viene prodotto “idrogeno grigio” che, prodotto per combustione del metano, genera anidride carbonica. In mezzo c’è il blu, in cui viene sì prodotta anidride carbonica, ma catturata e non buttata in atmosfera. (M.L.)

 

 

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