Sistemi di accumulo: una transizione a ostacoli

Sistemi di accumulo: una transizione a ostacoli

Diffuso da ANIE – la Federazione nazionale di Confindustria che rappresenta le imprese elettrotecniche ed elettroniche – il più recente Osservatorio sui sistemi di accumulo individua le tendenze nelle installazioni degli energy storage in Italia, sulla base dei dati registrati dal sistema Gaudì di TERNA, fino a tutto il settembre 2021.

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«La tendenza del 2021 nel periodo gennaio-settembre – afferma Michelangelo Lafronza, Segretario di ANIE Rinnovabili, nella foto – è in notevole crescita rispetto allo stesso periodo del 2020, per numero (+107%), potenza (+142%) e capacità di accumulo (+182%)  Si tratta per il 99,9% di sistemi di accumulo elettrochimici abbinati a un impianto fotovoltaico, con tecnologia al litio (97,4%) in installazioni di taglia residenziale (97%)».

Quali sono le principali tendenze in atto?

Crescono in particolare le installazioni di sistemi di accumulo elettrochimici abbinate a impianti fotovoltaici di potenza 6÷10 kW (+6%), mentre si osserva una riduzione per impianti da 3÷6 kW, segno della progressiva elettrificazione dei fabbisogni energetici in ambito residenziale mirata alla massimizzazione dell’autoconsumo. Aumentano decisamente le nuove installazioni “lato produzione in corrente continua” (80% del totale), con una crescita del +25% a discapito dei sistemi di accumulo installati “post-produzione” (-20%) e di quelli “lato produzione in corrente alternata” (-6%). Non si registrano nuove installazioni per i sistemi di accumulo stand-alone, né per quelli abbinati a centrali termoelettriche, a campi eolici e a celle a combustibile. In pratica il mercato è in fase nettamente positiva per il segmento dei sistemi di accumulo elettrochimici di piccola taglia, anche grazie agli effetti del Superbonus 110%, che sta dando qualche piccolo segnale di crescita in quelli di media taglia. Il segmento di grande taglia, invece, è completamente fermo.

E le prospettive per il mercato?

I sistemi di accumulo elettrochimici sono fortemente influenzati dalle agevolazioni fiscali. La detrazione al 50% combinata con lo sconto in fattura e la cessione del credito agli istituti finanziari sta funzionando molto bene. ANIE Rinnovabili ritiene che si debba prevederne un utilizzo strutturale di questa combinazione. Nei primi mesi del 2022 assisteremo molto probabilmente a segnali di crescita per i sistemi di accumulo di media e grande taglia, in ragione delle scadenze di delivery del progetto pilota “Fast Reserve” di TERNA e delle aste del capacity market del 2019. Ulteriore novità positive potranno essere fornite dall’asta del capacity market del gennaio 2021 e dall’approvazione dell’istituzione delle aste per lo storage da parte della Commissione europea.

Ci dia il polso per quanto riguarda la transizione ecologica

Purtroppo siamo ben lontani dagli obiettivi fissati dal PNIEC al 2023 (998 MW di stoccaggio centralizzato, suddivisi tra 398 MW per l’elettrochimico e 600 MW per il pompaggio). Poiché difficilmente il nuovo pompaggio potrà entrare in servizio entro questa scadenza, per colmare il gap restano solo i sistemi di accumulo elettrochimico. Sarà perciò necessario lavorare su più fronti, accelerando gli iter autorizzativi e la riforma del mercato dei servizi di dispacciamento, per offrire agli operatori di mercato la possibilità di sostenere il proprio business plan mediante il revenues stacking.

Fluidificare gli iter per i Sda medio-grandi è possibile?

«I decreti-legge “Semplificazioni”, 76/2020 e 77/2021 – spiega Michelangelo Lafronza, nella foto, segretario di ANIE Rinnovabili – hanno disciplinato l’iter autorizzativo di un sistema di accumulo elettrochimico,  purtroppo non anche di quello termico, in funzione della configurazione d’impianto. In sostanza, non sussistono incertezze sugli iter autorizzativi da adottare, che però restano molto articolati e complessi in quanto coinvolgono il livello comunale, provinciale, regionale e statale.

Le criticità derivano prevalentemente da un approccio culturale spesso avverso alla transizione energetica, in nome della tutela del territorio, sebbene quest’ultimo sia comunque sottoposto a continue trasformazioni attraverso le aree edificabili dei piani territoriali di regioni e comuni. Gli investimenti iniziali nei sistemi di accumulo – prosegue Michelangelo Lafronza – come anche nelle fonti rinnovabili, sono molto elevati e richiedono tempi di ritorno piuttosto lunghi. Per gli accumuli di piccola taglia la detrazione fiscale abbinata ai benefici dell’autoconsumo rende accettabili i tempi di ritorno dell’investimento, ma questi benefici andranno gradualmente a ridursi per via della tendenza decrescente degli oneri generali di sistema. Da qui l’idea di passare in futuro a un’incentivazione esplicita dell’autoconsumo. Per gli accumuli di taglia medio/grande – conclude il segretario di ANIE Rinnovabili – quanto più gli strumenti prevedono un approvvigionamento a termine, tanto più questi sono appetibili per gli operatori. Secondo stime autorevoli, nel prossimo futuro buona parte della copertura dei costi di investimento avverrà tramite i servizi ancillari in regolazione e bilanciamento. Occorrerà perciò ampliare la partecipazione degli accumuli istituendo nuovi servizi (ad es. la potenza di cortocircuito), definendo modalità di approvvigionamento a termine per la riserva primaria e secondaria e rimodulando servizi già esistenti (ad esempio, la riserva terziaria di sostituzione)».

 

(Sistemi di accumulo: una transizione a ostacoli)