Rifiuti di plastica e design

In occasione dell’ultima edizione della settimana del design a Milano è stata presentata l’organizzazione no profit Biodesign Foundation, pensata per sviluppare la ricerca e i progetti legati a soluzioni sostenibili. Ispirata alla figura di Luigi Colani, è presieduta da Roberto Guerini

Rifiuti di plastica e design: è dall’eredità culturale lasciata dal visionario progettista e mentore del design organico Luigi Colani che ha preso avvio il progetto per la BioDesign Foundation, fondata in Svizzera da Roberto Guerini – designer e presidente della nuova realtà – per partecipare attivamente alla proposta di progetti di design sviluppati in modo il più possibile etico.

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Conosciuto come lo “scienziato della forma” o il “Salvador Dalì” grazie alla sua lunga attività di progettazione nel settore dell’automotive, Luigi Colani (1928-2019), riferimento teorico della fondazione, è stato fra i primi progettisti a lavorare in un’ottica di attenzione verso i consumi di risorse. Ed è anche per valorizzare l’eredità di Colani che è stata fondata la nuova BioDesign Foundation, presentata a Milano lo scorso settembre in occasione dell’ultima edizione del Salone del Mobile

RIFIUTI DI PLASTICA E DESIGN: UOMO, TECNOLOGIA, AMBIENTE E PRODUZIONE

Si tratta, in dettaglio, di un’organizzazione che opera a livello nazionale e internazionale senza fini di luco e sotto il nome di Earth Solution Platform con l’obiettivo di indagare il rapporto fra uomo, tecnologia, produzione e ambiente; la fondazione intende proporre soluzioni concrete, in grado di generare crescita economica pur nel rispetto di soluzioni sostenibili. «Ci poniamo l’obiettivo di risponde attivamente alle sfide poste dai problemi ecologici globali offrendo soluzioni tangibili – precisa Roberto Guerini – Focus principale è quello di sensibilizzare la comunità di designer, architetti, ingegneri e artisti sulla necessità di riutilizzare ciò che oggi consideriamo rifiuto come fonte di materia prima, che possa dare vita a oggetti a loro volta riciclabili, limitandone l’impatto sull’ambiente e sul clima, oltre a generare reddito».

RIFIUTI DI PLASTICA E DESIGN: UN PROGETTO IN CANTIERE

Fra i progetti attualmente in fase di approfondimento e sviluppo, la realizzazione di un brevetto per un termo compattatore mobile che permetta la trasformazione di diversi tipi di plastica separandola da altri rifiuti per creare nuovi multipolimeri. Si tratta di un progetto su cui lavorano da anni università e facoltà di Ingegneria in diverse sedi internazionali, i cui scienziati e ricercatori operano su soluzioni a basso costo e flessibili per il riciclo dei rifiuti di plastica. Questi, i più recenti aggiornamenti sul progetto raccontati dal presidente della fondazione: «Lo sviluppo del termo-compattatore – spiega – sta procedendo con successo, i brevetti sono stati già depositati ed è stata lanciata la produzione e ingegnerizzazione del primo impianto in Italia. Nel termo-compattatore i rifiuti plastici diventeranno un multi-polimero, riciclando così anche gli scarti di produzione considerati “non riciclabili” con i sistemi attuali. Meno plastica in mare significa non solo mare pulito, ma anche un’estrazione minore di nuova materia prima dal nostro ecosistema».

RIFIUTI DI PLASTICA E DESIGN: LA SOLUZIONE? CAPILLARITÀ

Più diffusa sarà, poi, l’installazione di questi sistemi di raccolta e più semplice sarà riuscire a riciclare in modo efficace gli scarti plastici.

Più ad ampia scala, nel proprio statuto la BioDesign Foundation dichiara di voler sviluppare cicli economici ecologici e chiusi, oltre a promuovere singole imprese che a loro volta perseguano uno scopo benefico.

Le prospettive future, nel racconto di Roberto Guerini, sono ampie: «I nostri progetti si basano sulla circolarità economica: il recupero delle plastiche dal mare rappresenta per noi la priorità e su questo stiamo concentrando le nostre energie. Subito dopo la partenza in Italia, affronteremo le richieste di introduzione del nostro modello di recupero in Africa e in Asia. Il nostro obiettivo sul lungo periodo è quello di recuperare le ingenti quantità di rifiuti plastici abbandonati in natura, ad esempio nei boschi o nei fiumi, e di risolvere il problema a monte, evitando così che gli stessi rifiuti (più di 10 milioni di tonnellate annue come attestato dalle stime di settore) si riversino in mare».

A Chioggia pescatori protagonisti

Fra i primi progetti seguiti dalla BioDesign Foundation vi è un accordo siglato con il Mercato ittico di Chioggia, parte della laguna veneziana, e i consorzi locali dei pescatori. Seguendo questo accordo, la fondazione retribuirà i pescatori che si impegnano a recuperare dal mare i rifiuti e a portarli nei collettori posizionati in porto, in modo da poter far rientrare il nylon di cui le reti sono composte nel ciclo produttivo. Secondo quanto studiato dagli esperti del settore, infatti, il dipartimento tessile ha avuto uno sviluppo eccessivo negli ultimi anni portandosi al secondo posto nella graduatoria delle industrie più inquinanti. «Tanto deve essere ancora fatto per riuscire a riciclare le fibre utilizzate, ma al momento le reti da pesca, in quanto composte da pochi ingredienti, possono diventare nuovamente materia prima», spiega Roberto Guerini, designer e presidente di BioDesign Foundation. (A.S.)

 

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