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Rapporto Bain & Company: net zero così lontano?

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Rapporto Bain & Company
Il secondo rapporto annuale globale sul settore dell’energia e delle risorse naturali di Bain & Company evidenzia come, nelle visioni dei manager, emergano significativi cambiamenti di priorità, sollecitati dalla transizione ecologica. Ma le criticità non mancano

Rapporto Bain & Company.
La strada verso una completa transizione ecologica è ancora lunga ed è verosimile ipotizzare che, in tema di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, il net zero non potrà essere raggiunto prima del 2057.
A riportarlo è il II report annuale globale sul settore dell’energia e delle risorse naturali, pubblicato da Bain & Company, che ha fatto il punto sull’evoluzione di questo settore, grazie alla collaborazione di oltre mille manager, distribuiti in 45 Paesi.

INCERTEZZE
IN PRIMO PIANO

Lo studio evidenzia un quadro di generale di incertezza, dopo un inizio di entusiasmo e forte ottimismo: oggi, infatti, sono molte le aziende che si trovano a dover affrontare le complessità e le tempistiche stringenti che questo percorso impone e che, di conseguenza, cominciano a manifestare dubbi sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità nei tempi previsti. Il rapporto di Bain & Company ha analizzato alcuni aspetti legati alla transizione energetica.
In tema di riduzione delle emissioni, l’88% dei manager intervistati considera di fondamentale importanza per la propria azienda la riduzione delle emissioni Scope 1 e 2; il 96% del campione, invece, si aspetta che il proprio settore faccia progressi sotto il profilo net zero entro il 2030.

E L’INNOVAZIONE?

Riguardo a innovazione, impatto ed economia, dal report risulta che, in media, le decisioni sono guidate nel 50% dei casi da aspetti economici. Invece, l’innovazione incide per il 28% e l’impatto per il 22%, entrambi i due criteri, comunque, hanno registrato una forte crescita nell’ultimo anno.
In merito a quando sarà possibile raggiungere il Net zero a livello globale, le previsioni dei manager sono varie: il 42% considera di potervi arrivare entro il 2050. Tuttavia, un manager su quattro è convinto che questo traguardo non sarà possibile prima del 2070. Facendo quindi una media dei dati raccolti, per le emissioni nette zero di gas serra bisognerà attendere il 2057.

QUALI LEVE

Ai dirigenti d’azienda è stato anche chiesto di indicare le sette leve che avranno l’impatto maggiore sulla propria attività entro il 2030. Al primo posto le energie rinnovabili (79%), seguite da pratiche agricole biologiche e rigenerative (77%), circolarità (75%), stoccaggio dell’energia (73%), intelligenza artificiale (67%), utilizzo e stoccaggio del carbonio (63%), prodotti bio-based (60%).

UN CAMBIAMENTO
EPOCALE

«Il cambiamento epocale che stiamo affrontando – commenta Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company – ridisegnerà completamente il nostro rapporto con l’energia. È fondamentale per le aziende, ora più che mai, avere una visione lucida e una programmazione strategica rispetto al loro posizionamento, identificando chiaramente i fattori di successo su cui concentrare impegni e risorse e i possibili rischi e rallentamenti dettati dal contesto. In quest’ottica, saranno fondamentali strumenti come partnership industriali o finanziarie, costruzioni di veicoli dedicati ai nuovi business e innovazione tecnologica e commerciale. Nell’immediato sarà cruciale imparare a sperimentare il più possibile, mettendo al centro del modello operativo i concetti di agile, test and trial e design thinking».

Rapporto Bain &amp; Company
Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company

TRASFORMAZIONE
NECESSARIA…

Secondo Alessandro Cadei, responsabile della practice Energy & utilities EMEA di Bain & Company, la radicale riduzione delle emissioni di Co2, entro il 2030, favorirà una significativa trasformazione delle aziende del settore energetico, introducendo una serie di opportunità. Anche il rapporto, infatti, evidenzia che tre manager su quattro del campione intervistato sono convinti che entro il 2030 gestiranno nuove attività: il 62% a integrazione e il 10% in sostituzione di quella che oggi considerano la principale.

…E ADEGUAMENTI
UGENTI

«La situazione di incertezza è oggettiva e preoccupante. Sono sicuramente necessari – spiega – adeguamenti in corso d’opera: alcune strade inizialmente ipotizzate andranno ripensate. Gli ostacoli sono molti, a cominciare dai temi autorizzativi o dal tema delle supply chain che si stanno ripensando. È urgente, quindi, accelerare un intervento coeso e compatto che possa trasformare una visione ambiziosa nella messa a terra di un piano industriale di lungo termine».

Alessandro Cadei, responsabile della practice Energy & utilities EMEA di Bain & Company

 

Plastica riciclata: bisogna fare di più

Lo studio di Bain mette in guardia evidenziando che, al ritmo attuale, solo il 10-14% della plastica potrà essere riciclata entro il 2030, ben al di sotto degli obiettivi annunciati.

Nonostante si tratti di un mercato con ottime potenzialità di crescita, è probabile che la plastica riciclata al 2030 rappresenti meno del 15% dell’offerta totale di questo materiale. Il problema è che questo disallineamento tra domanda e offerta potrebbe far lievitare i prezzi in futuro. Il rapporto individua alcune strategie per rendere più efficiente e virtuoso il processo. Innanzitutto, l’incremento della circolarità della plastica, restituendo cioè quella usata alla catena di fornitura, anziché farla diventare un rifiuto. È importante anche che aziende produttrici e utilizzatrici di questo materiale stabiliscano partnership e mutino il loro modo di operare per sviluppare soluzioni congiunte che ne migliorino il recupero e il riutilizzo. Sono inoltre necessari una legislazione di supporto e standard industriali per aiutare a modificare i comportamenti e rafforzare l’economia circolare. (C.P.)

 

 

 

 

 

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