Quanto impatta il Gpl?

Una ricerca commissionata da Assogasliquidi al gruppo Aware del Politecnico di Milano ha messo in luce la sostenibilità della filiera. Lo studio ha riguardato sia il settore domestico sia quello industriale

Quanto impatta il Gpl?
Assogasliquidi – l’associazione di Federchimica Confindustria, che rappresenta le imprese del comparto distribuzione gas liquefatti (Gpl e Gnl) e le imprese che costruiscono attrezzature e impianti dedicati – ha stipulato un contratto con il gruppo di ricerca AWARE, che fa parte della sezione ambientale del «Dipartimento di ingegneria civile del Politecnico di Milano». Obiettivo dell’accordo: analizzare gli impatti ambientali del ciclo di vita del gas di petrolio liquefatto.
Abbiamo chiesto a Lucia Rigamonti (nella foto), docente al polo universitario milanese e responsabile scientifico del progetto, di raccontarci la metodologia e soprattutto di svelarci se, in fin dei conti, il Gpl sia un carburante più sostenibile degli altri.

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Come si è svolto lo studio per valutare gli impatti del ciclo di vita del Gpl, usato come combustibile?

Lo studio nasce dalla volontà di Federchimica-Assogasliquidi di analizzare gli impatti ambientali della filiera energetica nazionale associata al Gpl utilizzato come combustibile (sia in ambito domestico sia industriale), per individuarne i potenziali di miglioramento ambientale ed effettuare un confronto con filiere energetiche alternative.  A questo scopo è stata usata la metodologia Life Cycle Assessment che consente di monitorare la vita e l’impatto ambientale di un combustibile “dalla culla alla tomba”.

Quali scenari energetici sono stati confrontati e in che ambiti?

«Lo studio ha confrontato gli impatti di filiere energetiche alternative all’uso del metano in ambito domestico (riscaldamento di abitazioni) e industriale (riscaldamento e produzione di calore nel settore small-business e presso le grandi industrie). Per il settore domestico, sono state confrontate: la filiera del Gpl per l’alimentazione di una caldaia domestica da 25 kW, la filiera del pellet di alta qualità per l’alimentazione di stufe ad aria (da 10 kW l’una), la filiera del gasolio per il riscaldamento in caldaia domestica di vecchia installazione, visto che spesso si sostituiscono caldaie a gasolio con nuovi apparecchi a Gpl, la filiera elettrica basata su pompe di calore, sia aria-aria, spesso utilizzate per integrare o sostituire il riscaldamento tradizionale in aree a clima mite, che idroniche, dispositivi sempre più utilizzati come impianto di riscaldamento in zone a clima rigido. L’analisi sul settore industriale ha previsto un confronto tra l’uso di Gpl e gasolio in caldaie di potenza superiore a 100 kW. Il confronto tra i diversi scenari è stato effettuato considerando come unità di riferimento per la misura degli impatti (unità funzionale) la produzione di 1 GJ di calore utile in uscita dall’apparecchio di generazione».

Possiamo dare qualche indicazione sui risultati dello studio?

Per il settore domestico, la filiera Gpl offre prestazioni migliori rispetto alle filiere di pellet e gasolio in quasi tutte le categorie di impatto analizzate. Il Gpl migliore del pellet per 12 su 16 categorie di impatto e migliore del gasolio per 9 su 16 categorie di impatto. A seconda della categoria, la ragione è principalmente riconducibile al minore impatto ambientale del Gpl in fase produttiva, unitamente ai minori carichi ambientali della fase di combustione. Il confronto con la filiera elettrica, invece, è significativamente influenzato dalla fonte di approvvigionamento dell’elettricità con cui si alimenta la pompa di calore. In caso di prelievo da rete, alle condizioni del 2019 la filiera del Gpl risulta migliore per 10 categorie di impatto su 16 nel confronto con la pompa idronica e per 9 su 16 categorie nel caso di pompa aria-aria. L’atteso incremento della quota di prodotti rinnovabili è destinato tuttavia a variare i risultati di questo confronto.  L’analisi sul settore industriale ha evidenziato, similmente all’ambito domestico, che la filiera Gpl è generalmente vantaggiosa rispetto a quella del gasolio, con impatti minori in 10 su 16 categorie di impatto.

La metodologia Life Cycle Assessment

L’analisi di Assogasliquidi e AWARE è stata condotta con l’ausilio della metodologia Life Cycle Assessment (LCA), che a oggi rappresenta uno dei migliori strumenti di supporto per l’attuazione di interventi e politiche che guidino verso uno sviluppo ambientalmente sostenibile. In un’analisi LCA, il ciclo di vita di prodotti, processi produttivi, organizzazioni e servizi viene esaminato secondo un approccio definito “dalla culla alla tomba”. Nel caso di un combustibile, questo approccio consente di focalizzarsi non solo sulle emissioni in aria della combustione, ma anche sugli impatti ambientali delle fasi precedenti della filiera, legati all’estrazione delle materie prime, ai processi di lavorazione, alle fasi di trasporto (importazione e distribuzione al cliente) e allo stoccaggio in appositi serbatoi. Uno degli obiettivi della metodologia è quello di analizzare, e dunque cercare di evitare, il cosiddetto spostamento dei carichi ambientali da una fase all’altra o da un comparto ambientale all’altro. L’impronta ambientale di un prodotto calcolata tramite metodologia LCA viene generalmente descritta da molteplici categorie di impatto (sedici in questo studio), che quantificano gli effetti che l’uso del combustibile ha sull’aria, sul suolo, sui comparti idrici, sull’essere umano e sul consumo di risorse energetiche, idriche e minerali. (M.L.)

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