Progettare con la natura

Ma il rischio è che fra strascichi della pandemia, conflitti internazionali e mutati obiettivi economici si rinunci a questo obiettivo o, per lo meno, si rallenti il passo. Una sfida persa se si pensa che giocare su questo terreno può far bene non solo al territorio, ma anche ad altri ambiti, non ultimo quello dell’energia green

Progettare con la natura (Mc Harg 1969) sta divenendo sempre più obiettivo global, supportato anche dalle cosiddette NBS (“Nature Based Solutions”, vedere il box in fondo all’articolo), quale approccio culturale ancor prima che tecnico-progettuale, per attivare la resilienza dei nostri paesaggi e realizzare nuove opere, magari integrate a infrastrutture verdi e blu, reti ecologiche, rigenerazione di aree degradate anche con tecniche di ingegneria naturalistica (NBS per eccellenza) per il consolidamento di terrapieni e scarpate, anche a modellare nuovi paesaggi (roadscape) come fece la Francia oltre 30 anni fa per 40 nuove autostrade.
Progettare con la natura anche sfruttando appieno i molteplici tool oggi disponibili tra obiettivi, norme, regolamenti e risorse economiche (PNRR in primis). E poi competenze transdisciplinari di progettisti e tecnici, approfondimenti scientifici, tecniche innovative e “pacchetti” pronti all’uso (dai tetti verdi ai rain garden). Impossibile, insomma, non aderire al nuovo paradigma culturale e finalmente guardare con concreta fiducia alla riconversione dell’errato modello di sviluppo antropico che ci ha insipientemente condotti all’antropocene e relative crisi globali, dal cambiamento climatico, alle diseguaglianze sociali, alla pandemia.

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PROGETTARE CON LA NATURA: IL CIGNO NERO 

Oggi, però, nel mutato contesto globale tra conflitti internazionali, pressanti nuovi obiettivi e fabbisogni (dall’energia ai grani) si profila il rischio di stop o addirittura di marcia indietro rispetto agli obiettivi green appena avviati. E se invece la soluzione stesse proprio nel perseverare a ispirarsi alla natura? Quindi anche recuperando quella transizione ecologica (proattiva su ambiente-paesaggio-comunità) troppo velocemente trasformatasi in transizione tecnologica (impianti da “mettere a terra” con velocità e non troppo danno -DNSH) e magari lavorando su una “transizione adattativa”, flessibile e meglio corrispondente alle nuove esigenze? E comunque sempre rispettando i tre pilastri del NGEU: 1) il sostegno per investimenti e riforme; 2) il rilancio dell’economia incentivando l’investimento privato; 3) trarre insegnamento dalla crisi. E senza dimenticare la “Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica” (cui dedicare non meno del 37% delle risorse del PNRR) e il recente inserimento in Costituzione di ecosistemi e biodiversità accanto al paesaggio, quali realtà fondamentali da tutelare.

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UNA NECESSITÀ

Si tratta di riconoscere nel paesaggio – che è sistema vivente e reattivo – la soluzione alle nostre necessità. Certamente non escludendo la tecnologia e la tecnosfera, ma tornando a “sfruttare” anche l’ecosfera e le potenti interrelazioni uomo-natura che abbiamo dimenticate e che invece si chiamano servizi ecosistemici e possono generare – se tutelati e correttamente sostenuti – molteplici vantaggi e gratuiti. Nel 2015 il ministero dell’Ambiente li ha stimati di valore complessivo pari a circa 338 miliardi di euro (23% del Pil) Qualche esempio? In tema di fabbisogni energetici, il caso delle aziende agricole che tra i loro prodotti a chilometro zero, oltre salumi, formaggi, riso, vendono anche biogas prodotto dagli scarti delle lavorazioni (verdi e reflui) e quindi in regime win-win di economia circolare e resilienza sia per l’azienda sia per la comunità e l’ambiente. In Italia sono circa duemila con una capacità complessiva di produzione di biometano stimata al 2030 pari a 10 miliardi di metri cubi all’anno, circa un quarto del fabbisogno nazionale. Numeri importanti quindi e che potrebbero essere ulteriormente incentivati, anche considerando i collegati benefici ambientali e risparmi in termini di costi/tempi/modalità di gestione sostenibile delle risorse ambientali (smaltimenti, trasporti eccetera).  Infatti, oltre che dagli scarti di origine vegetale (alberi, piante, residui agricoli), l’energia da biomassa può essere prodotta anche da residui industriali, reflui zootecnici, rifiuti urbani ma anche da microalghe alimentate da acque reflue urbane, alghe marine trattate insieme a biorifiuti, e può generare persino energia elettrica, come in alcuni impianti di recente realizzazione. Anche valutazioni LCA (Life Cycle Assessment) confermano ulteriori benefici ambientali, per esempio derivanti dall’utilizzo a fine ciclo dei residui organici del biodigestore come biofertilizzante.

MODELLI EFFICACI

Quindi modelli produttivi di grande efficacia e sostenibilità, certamente da disseminare incentivandone informazione, formazione, realizzazione anche con specifiche leve economiche e fiscali.

E tornare a valorizzare il binomio impresa-territorio che, abbandonato il “capitalismo estrattivo”, può tornare invece a essere volano di qualità ambientale ed essere vincente e attrattivo anche per le giovani generazioni, tra green job e smart company, come già dimostrano molti esempi, prevalentemente nati su base individuale, ma che certamente potrebbero/dovrebbero essere incentivati da opportuni interventi anche della mano pubblica.

E così anche recuperare le nostre produzioni tipiche, sia di nicchia che di maggiore produttività (quindi anche per contribuire ai nuovi fabbisogni) non necessariamente cercando altri mercati esteri (non solo), ma rivolgendosi anche ai nostri territori, generando lavoro, economia, identità, benessere. Cioè quella capacitazione del paesaggio che genera servizi ecosistemici e one health.

(progettare con la natura)

 

Nature Based Solutions

«La Ue definisce le NBS come soluzioni ispirate e supportate dalla natura, che sono economicamente vantaggiose, forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire la resilienza; tali soluzioni portano sempre più natura e caratteristiche e processi naturali nelle città, nei paesaggi e nei paesaggi marini, attraverso interventi sistemici, efficienti sotto il profilo delle risorse e adattati a livello locale, considerando inoltre che le NBS devono avvantaggiare la biodiversità e supportare la fornitura di una gamma di servizi ecosistemici» (Wild et al., 2020).

 

 

 

 

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