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Pnrr e idrogeno: andante con brio

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Pnrr e idrogeno
Nonostante un primo approccio cauto da parte dell’opinione comune dovuto alla percezione dell’idrogeno come una sostanza potenzialmente pericolosa, le istituzioni e il mercato hanno dimostrato di aver raccolto attivamente la sfida della transizione ecologica e della decarbonizzazione

(Pnrr e idrogeno: andante con brio)

 

Da dove siamo partiti?

Come noto, uno tra i temi maggiormente considerati e valorizzati dal Pnrr è certamente quello che coinvolge l’idrogeno.

Come si ricorderà, le parole e gli obiettivi chiave del piano sono “Transizione ecologica e decarbonizzazione”: il Governo, infatti, punta allo sviluppo delle principali aree innovative dell’energia per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e dell’inquinamento richiesti a livello globale ed europeo.

Questo obiettivo è al centro, in particolare, della missione M2C2.3 («Promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno») che si concretizza in cinque tipologie di investimento:

1. – Produzione in aree industriali dismesse;

2. – Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate;

3. – Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale;

4. – Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario;

5. – Ricerca e sviluppo sull’idrogeno.

 

A questi investimenti si aggiungono, poi, due previsioni di riforma:

1. – Semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell’idrogeno;

2. – Misure volte a promuovere la competitività dell’idrogeno.

 

Luca Montemezzo di B&P Avvocati

Ora, se si considera la crisi energetica che sta investendo l’intero pianeta e le difficoltà di reperimento di gas e combustibili fossili in ragione del conflitto in corso, intervenire, investire e implementare nuove fonti di energia appare certamente un focus che potrà dare ottimi risultati nel medio/lungo periodo. E in questo contesto uno degli obiettivi che può portare al maggior margine di crescita esponenziale appare certamente quello che coinvolge la ricerca e lo sviluppo sull’idrogeno.

 

Il progetto – per il quale sono stati stanziati 160 milioni di euro – mira, per usare le parole del Pnrr stesso, a migliorare la conoscenza delle tecnologie legate all’idrogeno in tutte le sue fasi di produzione, stoccaggio e distribuzione, con la finalità di: 1. realizzare prototipi che possano aumentare la competitività del settore industriale tramite la progressiva riduzione dei costi; 2. sviluppare un vero e proprio network sull’idrogeno che consenta di testare le diverse tecnologie e strategie operative; 3. fornire servizi di ricerca, sviluppo e ingegneria per gli attori industriali che necessitano di una convalida su larga scala dei loro prodotti.

I quattro principali settori di ricerca previsti dal piano

 

  • produzione di idrogeno verde;
  • sviluppo di tecnologie per lo stoccaggio ed il trasporto di idrogeno e per la trasformazione in altri derivati e combustibili verdi;
  • sviluppo di celle a combustibile;
  • miglioramento della resilienza delle attuali infrastrutture in caso di maggiore diffusione dell’idrogeno.

 

Se queste erano le premesse del Pnrr, viene spontaneo chiedersi oggi se la sfida sia stata accolta con favore dai diversi soggetti coinvolti.

 

Dove siamo

La risposta non può che essere positiva, posto che l’obiettivo indicato dal Piano ha avuto un immediato riscontro attuativo, tanto che, già alla fine dello scorso anno, è stato pubblicato il decreto del ministero della Transizione ecologica del 23 dicembre 2021, n. 545.

Idrogeno sicurezza
Francesca Masso, B&P Avvocati

Il provvedimento prevede due linee di investimento.

La prima prevede 110 milioni di euro da destinare alla stipulazione di un accordo di programma con Enea, con il contributo di Rse S.p.A. (ricerca sul sistema energetico) e Cnr, affinché siano svolte nelle annualità 2022-2025 attività di ricerca in tema idrogeno.

Queste attività di ricerca riprendono quelle indicate dal Pnrr (vedi box sopra).

 

La seconda linea prevede la pubblicazione di bandi di gara che coinvolgano anche le imprese, raggruppati in due macrocategorie, ossia: (1) bandi rivolti ad enti di ricerca e università, finanziati al 100% con fondi pubblici, per un importo complessivo massimo pari a 20 milioni di euro, con possibilità per le imprese di parteciparvi con una percentuale tra il 5% ed il 15% del costo complessivo del progetto; (2) bandi rivolti a soggetti privati, in qualità di capofila e con possibilità di partecipazione di organismi di ricerca, per attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, per un importo complessivo massimo pari a 30 milioni di euro.

 

Grandi progetti, quindi, per garantire una copertura a 360° della sperimentazione e della ricerca, attività fondamentali per rendere l’idrogeno il combustibile del futuro.

 

Dove stiamo andando

Se a livello istituzionale la risposta è stata tempestiva, anche la risposta del mercato è stata altrettanto immediata e positiva, tanto che le domande degli operatori per garantire la loro partecipazione e il loro contributo nella sfida dell’idrogeno si sono rivelate di valore addirittura superiore rispetto a quello dei fondi messi a disposizione dal Pnrr.

Idrogeno e sicurezza
Ester Bonifacio, B&P Avvocati

Sul sito istituzionale, infatti, il Mite conferma di aver ricevuto «oltre 90 proposte progettuali in ricerca e sviluppo sull’idrogeno per un valore complessivo che supera i 240 milioni di euro, quasi 5 volte la dotazione finanziaria messa a disposizione dal PNRR. I dati testimoniano il forte interesse a sviluppare la ricerca sull’idrogeno verde, strategico per la decarbonizzazione e fondamentale nel mutato contesto geopolitico per contribuire a raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia e accelerare la transizione ecologica, obiettivi prioritari ribaditi dalla Commissione Europea con il piano REPowerEU».

 

Conclusioni

Ed allora, nonostante un primo approccio cauto da parte dell’opinione comune dovuto alla percezione dell’idrogeno come una sostanza potenzialmente pericolosa, le istituzioni e il mercato hanno dimostrato di aver raccolto attivamente la sfida della transizione ecologica e della decarbonizzazione. Lo sviluppo del settore della ricerca sembra, peraltro, solo l’inizio della nuova era dell’idrogeno.

Non a caso, recentemente, il Governo, in attuazione dell’investimento 3.1. «Produzione in aree industriali dismesse», ha anche sottoscritto accordi con le Regioni per la creazione delle cosiddetta “Hydrogen Valley”, ossia aree industriali con economia in parte basata sull’idrogeno. L’obiettivo è quello di promuovere la produzione locale e l’uso dell’idrogeno nell’industria e nel trasporto locale.

In questo ambito, l’8 giugno 2022 si è svolta a Palazzo Chigi la cerimonia di firma dei primi protocolli di intesa con le Regioni Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia per l’avvio dei relativi progetti bandiera, ossia progetti di interesse per il territorio delle Regioni e delle Province Autonome e aventi particolare rilevanza strategica per ciascuna di esse, volti alla creazione di apposite hydrogen valley. Come dichiarato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, questi accordi «sono un passaggio importante nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. […] Il progetto delle regioni Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia punta a realizzare siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. Contribuisce a stimolare la crescita, a creare occupazione. Ci avvicina ai nostri obiettivi energetici e climatici, che il Governo è determinato a mantenere e anzi a perseguire con sempre maggiore convinzione».

Siamo solo all’inizio, quindi, ma la strada per il futuro dell’idrogeno è già chiara e delineata.

 

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