PNRR e biometano: cosa serve per fare centro?

La parola a Matteo Grandi, CEO IES Biogas ed Head Biometano Agri&Agri-Industrial Business Snam4Environment

PNRR e biometano.

Il PNRR ha stanziato 1,92 miliardi di euro per lo sviluppo del biometano, in particolare agricolo. Ma che cosa si prevede, per i prossimi tre anni, per questa soluzione energetica? Quali sono le prospettive? E quali gli investimenti più sostenibili per il settore agroindustriale, agricolo e zootecnico italiano nell’ottica della transizione energetica e agro-ecologica?

“Grazie soprattutto ai fondi del PNRR che premia la valorizzazione dell’attuale patrimonio di impianti e la realizzazione di nuovi – spiega Matteo Grandi, nella foto, CEO IES Biogas ed Head Biometano Agri&Agri-Industrial Business Snam4Environment – il biometano ottenuto dagli scarti agricoli e dai reflui zootecnici è destinato a una forte crescita e a conquistare un ruolo centrale nella transizione agro-ecologica italiana. Secondo le ultime stime del CIB, il Consorzio Italiano Biogas, l’immediata applicazione delle misure del PNRR potrebbe garantire 2,5 miliardi di Sm3 di biometano al 2026, a fronte di una produzione attuale pari a 236 milioni di Sm3. Un potenziale enorme e un’opportunità che l’agricoltura italiana deve cogliere”.

Come dovrebbe rispondere, quindi, l’agricoltura italiana a questa sfida?

All’agricoltura è riconosciuta oggi una funzione importante nella politica energetica nazionale e nelle strategie di decarbonizzazione. Per l’imprenditore agricolo è il momento di cogliere questa opportunità e individuare partner che consentano ai loro investimenti di produrre reddittività sia a breve che a lungo termine, garantendo sempre la sostenibilità ambientale ed economica del progetto, soprattutto in relazione all’attuale scenario globale.

IES Biogas realizza impianti biogas e biometano da 14 anni. Quale valore aggiunto può offrire alle aziende agricole?

Oltre a un know-how consolidato nel settore, IES Biogas, come controllata del gruppo Snam, ha una struttura solida che è stata in grado negli ultimi anni di adattarsi alle nuove sfide e che permette di offrire alle aziende agricole la garanzia di un investimento sicuro. Il nuovo scenario, che si configura grazie al PNRR, richiede tecnologie sempre più performanti e un alto grado di specializzazione sia nella fase di progettazione e costruzione sia nella gestione degli impianti di produzione. Abbiamo a disposizione tante risorse da investire in poco tempo, perché gli impianti dovranno essere realizzati entro il 2026: saranno fondamentali la tempestività e la capacità di individuare, in poco tempo e con le giuste professionalità, la soluzione più efficace e sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.

Quale strategia state adottando per prepararvi a questa rivoluzione?

In questi mesi, mentre siamo in attesa del decreto di attuazione delle misure previste dal PNRR e dei nuovi bandi del GSE, abbiamo costruito un piano agroindustriale che permette di sfruttare appieno queste enormi opportunità, dando valore a tutta la filiera del biometano agricolo. Stiamo lavorando per offrire diverse soluzioni e possibilità in grado di coinvolgere un intero settore che è fatto di aziende agricole e zootecniche molto diverse tra loro, anche per dimensione. Un piano che prevede modelli flessibili in grado di valorizzare le specificità e le potenzialità del territorio e proporre la soluzione della digestione anaerobica in chiave duplice: da un lato, la produzione di biometano per i trasporti e altri usi energetici (residenziale, terziario e industriale) e, dall’altro, la fertilizzazione organica per restituire nutrienti al suolo e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici in agricoltura, attraverso il trattamento del digestato, il residuo di questo processo.

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