Imballaggi ecologici sempre più protagonisti

La grande distribuzione si è mossa presto per allinearsi alle nuove regole in materia di riuso, riciclo e compostabilità dei contenitori per alimenti. Esselunga in prima linea con il bilancio di sostenibilità

Imballaggi ecologici.

Con 162 negozi distribuiti su sette regioni tra centro e nord Italia, tre poli logistici, due centri di lavorazione e due di produzione, 25 mila dipendenti e un fatturato superiore a otto miliardi di euro, il Gruppo Esselunga è la prima catena di distribuzione nazionale ad aver redatto nel 2019 il bilancio di sostenibilità.

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Un’iniziativa che è, in realtà, solo il naturale sbocco di un percorso, iniziato alcuni anni prima, quando l’azienda ha deciso di investire sempre di più sullo sviluppo di progetti finalizzati al rispetto ambientale.

Commercializzando quotidianamente grandi quantità di prodotti, Esselunga movimenta molti imballaggi di tipologie e materiali diversi e, negli ultimi anni, ha messo al centro il tema del riciclo, attivando anche strumenti operativi in grado di migliorare le attività di ricerca di un packaging sempre più sostenibile.

Fino ad arrivare all’impegno, molto ambizioso, di convertire entro il 2025 il cento per cento delle confezioni, in materiale riciclato, riciclabile o compostabile.

Imballaggi ecologici: plastica al bando

Oggi sono oltre 400 i prodotti Esselunga Bio tra frutta e verdura, produzioni casearie e prodotti confezionati.  Il Progetto “Esselunga FevBio: obiettivo ZeroPlastica” è nato dall’esigenza di ricercare per la frutta e verdura biologica a marchio un confezionamento realizzato con imballaggi sempre più sostenibili, compostabili e/o riciclabili.  L’azienda ha deciso di procedere verso una strategia plastic free e di veicolare un messaggio chiaro con una comunicazione diretta sui contenitori riguardo lo smaltimento di ogni singolo imballaggio. «Gli interventi effettuati sul packaging di frutta e verdura biologica – affermano in Esselunga – hanno riguardato la modifica della composizione, incluse le etichette. Una trasformazione realizzata attraverso un cambiamento totale dei materiali utilizzati e la ricerca di soluzioni che puntassero al basso impatto ambientale e a un utilizzo maggiore di risorse rinnovabili. Inoltre, si è cercato di garantire anche un’efficienza dei processi produttivi, elemento in genere critico per queste categorie di materiali, lavorando sulla riduzione degli scarti e mantenendo livelli soddisfacenti di produttività delle macchine di confezionamento».

Imballaggi ecologici

Come sottolinea il nuovo bilancio di sostenibilità 2020, prosegue anche la graduale installazione nei negozi di ecocompattatori per le bottiglie di Pet, riciclabili per la produzione di nuovi contenitori. Lo scorso anno sono state raccolte 586.251 bottiglie di plastica: l’equivalente di oltre 13 tonnellate di rifiuti che sono stati così riutilizzati.

Imballaggi ecologici: i nuovi materiali

Nel bilancio di sostenibilità sono elencati i nuovi materiali ecologici utilizzati per le confezioni degli alimenti.  Nel reparto «Frutta e verdura» – si legge – circa 150 referenze biologiche Esselunga sono confezionate in cellulosa, cartoncino e/o film avvolgente di bioplastica totalmente compostabile.

Tutti i vassoi dei pomodori e delle mele a marchio Naturama sono passati dalla plastica al cartone riciclabile al cento per cento. Anche le etichette utilizzate sui sacchetti compostabili, nel reparto «Frutta e verdura» e nel banco assistito della “Pescheria”, sono compostabili.

Nel reparto “Gastronomia”, i formaggi sono confezionati con carta riciclabile e questo ha consentito un risparmio – si legge sempre nel bilancio di sostenibilità – di 11 tonnellate di plastica all’anno.

Nel 2019 con il progetto “A tavola si sta compostabili” sono stati sostituiti tutti i prodotti monouso di plastica (piatti, posate e bicchieri) con prodotti in materiali riciclabili o compostabili, in anticipo di circa due anni rispetto alla direttiva Ue-Sup.  Le uova sono confezionate in contenitori di polpa di legno Fsc – sigla che indica che il legno o la carta di cui è composto il contenitore stesso provengono da materiale da riciclo e recupero – e possono essere smaltiti con la carta. Anche le capsule del caffè Esselunga sono compostabili al cento per cento.

(imballaggi ecologici)

Così all'estero

Nel 2021 la catena britannica WaitRose ha raggiunto il primo posto nella classifica di Greenpeace per il basso impatto di plastica. Il gruppo ha deciso di rimuovere completamente gli imballaggi superflui nella catena di approvvigionamento e – ove possibile – introdurre materiali alternativi di facile riciclaggio. Obiettivo dell’azienda è arrivare entro il 2023 al cento per cento di packaging a marchio completamente riciclabile o compostabile (attualmente, la percentuale raggiunta è intorno all’86%).

WaitRose, inoltre, ha messo a disposizione della clientela una serie di alimenti – tra cui pasta, frutta e verdura, riso e alcolici – in grandi dispenser dove ciascuno acquista utilizzando borse e contenitori personali. Un’iniziativa che ha consentito di ottenere – oltre ai risultati sul piano del rispetto ambientale – anche una riduzione dei prezzi dei prodotti intorno al 15 per cento.  È stato messo a punto anche un sistema di prestito dei contenitori per poter portare la spesa a casa. Si chiama “Borrow a box-scheme”: si pagano cinque sterline di deposito che vengono restituite con la riconsegna.

In verità, questa formula – nota come Refill (riempimento) – non è una novità: in Gran Bretagna era già stata messa a punto all’interno di negozi più piccoli. Mai però in una catena di supermercati. Il progetto è partito in forma sperimentale in un punto vendita di Oxford nell’estate del 2019. Il test avrebbe dovuto concludersi dopo 11 settimane ma, visto il successo, si è deciso di portarlo avanti a tempo indeterminato. Nel frattempo, altre tre negozi della catena – nelle cittadine di Wallingford, Abingdon e Chelternham – si sono aggiunti al progetto. Il risultato?  Le vendite dei prodotti nei dispenser sono aumentate del 9% nell’arco di sei mesi. (C.P.)

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