Il rapporto di Arera sui consumi in Italia

La trasformazione energetica rischia di essere assai più pesante per le attività produttive più fragili. Il quadro che emerge dalle rilevazioni di Arera sono chiari. Per questo motivo l’Unione europea invita a mettere in atto tutti gli strumenti funzionali a una cosiddetta “transizione giusta”

Il rapporto di Arera sui consumi in Italia. La fotografia che emerge dalla lettura dei numeri relativi al 2020 per elettricità, gas, acqua, rifiuti nel nostro Paese rispecchia i due anni di attività produttive e sociali intermittenti vissuti a causa della pandemia.

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IL RAPPORTO DI ARERA SUI CONSUMI IN ITALIA: I DATI

I dati presentati nella relazione annuale di Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente svolge attività di controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore) danno indicazioni precise: una flessione dei consumi in tutti gli ambiti nel 2020 e una leggera, ma costante ripresa nel 2021. L’aumento dei costi energetici indica una ricaduta negativa della transizione ecologica. Quali sono i motivi? «La transizione – spiega il presidente di Arera, Stefano Besseghini, nella foto – se pur accettata e condivisa, rischia di porci di fronte a extra-costi che potrebbero incidere maggiormente sulle categorie più deboli. È questo il tema della “transizione giusta”, a cui anche la Commissione europea dedica specifica attenzione nella declinazione dei nuovi obiettivi dell’European Green Deal. Se l’attenzione alle categorie più deboli è il segno della maturità di una società – prosegue Besseghini – questa assume un valore ancora più rilevante all’esito di una fase economica così straordinaria, come quella che ci consegna il Covid, che ha accentuato le differenze sociali. La transizione energetica attualmente ha assunto un senso di urgenza spinta dai risultati della ricerca scientifica e rafforzato dalla vicenda pandemica. L’andamento dei mercati dell’energia fotografa il costo dell’incertezza. Sono necessari rilevanti investimenti per le infrastrutture per integrare le rinnovabili e i nuovi modelli di mercato. Il progressivo sviluppo delle fonti rinnovabili e la loro crescente penetrazione nel settore elettrico richiedono rilevanti investimenti nelle infrastrutture necessarie a integrare questo tipo di fonti nel sistema, con una forte attenzione all’estensione e automazione delle reti e ai sistemi di accumulo. A questi interventi “hardware” deve affiancarsi il progressivo adeguamento dei modelli di mercato, per coordinare al meglio l’attivazione delle risorse disponibili. Il venire meno di asset storici, ritardi nelle rinnovabili e delle infrastrutture per la loro integrazione, portano grande vulnerabilità.

Quali sono i principali punti critici nel settore elettrico e gas?

In questi due ambiti, la situazione più preoccupante è quella legata ai costi dell’energia. Il vertiginoso aumento dei prezzi sostenuti da famiglie e imprese nell’ultimo semestre ci preoccupa molto come Autorità, ben consapevoli come siamo che il prezzo dell’energia elettrica e del gas naturale rappresenti un fattore strategico per la crescita e per gli equilibri economici delle imprese italiane. Dopo la forte diminuzione avvenuta nel corso del 2020, cui si è assistito a causa della pandemia da Covid, i prezzi dell’energia hanno subito una decisa impennata al rialzo, causata da una brusca accelerazione di tutti i costi delle materie prime – a seguito della ripresa economica e delle difficoltà occorse nelle filiere di approvvigionamento – e dalle alte quotazioni dei permessi di emissione di anidride carbonica, con variazioni che, nel giro di pochi mesi, hanno proiettato i prezzi delle materie prime stesse ben oltre i massimi storici.

Con quali effetti?

L’effetto sulla platea dei consumatori è stato, tuttavia, mitigato grazie a una serie di interventi straordinari adottati anche con il contributo di Arera. È facile prevedere che la pressione al rialzo dei prezzi si mantenga nell’immediato futuro e le previsioni di medio periodo lasciano, a oggi, intravedere un processo molto lento di riallineamento a prezzi più bassi, il che renderà necessaria un’ulteriore azione straordinaria del governo, che già due volte ha collaborato fattivamente con questa attività per cercare di calmierare gli aumenti.

Tutti i dati in chiaro

Nel settore elettrico, durante il 2020, i consumi di energia hanno registrato una diminuzione del 6%. La flessione ha interessato tutti i settori di consumo, in particolare il terziario e l’industria, a eccezione del comparto domestico dove si è registrato un aumento dei consumi del 2%. Per quanto riguarda la domanda di gas a livello mondiale, nel 2020 i prezzi hanno subìto una forte riduzione per effetto congiunto della contrazione generale, della notevole riduzione dei prezzi petroliferi e dell’aumento della concorrenza. Situazione diametralmente opposta nel 2021, con straordinari rincari sui mercati internazionali e italiani. Nel nostro Paese il consumo netto di gas naturale nel 2020 è diminuito di tre miliardi di metri cubi, attestandosi a 68,5 miliardi di metri cubi (-4,2% rispetto al 2019). I consumi del settore industriale sono calati del 2,2% e quelli della generazione termoelettrica del 3,1%. (F. M.)

 

 

 

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