Il futuro sostenibile parte dalla gestione del rischio

Il futuro sostenibile parte dalla gestione del rischio

Il tema della sostenibilità sta diventando ineludibile per le imprese. In questo contesto in rapida evoluzione, la figura chiave che può accompagnarle verso un business sempre più attento alle strategie sostenibili è quella del Risk Manager. ANRA, associazione nazionale dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali, ha esplorato questi aspetti lo scorso maggio, nel corso del convegno annuale Enterprise Risk Management e Sostenibilità: il percorso per un futuro consapevole. Con Carlo Cosimi, presidente di ANRA, abbiamo analizzato quanto è emerso nel corso dei lavori.

 

Il tema della sostenibilità sta ormai cambiando pelle: non più soltanto una questione etica, ma un “imperativo” economico per aziende e mercati. Il risk management che ruolo può esercitare in questa fase di cambiamento?

La sostenibilità sta diventando un imperativo per aziende e mercati: bisogna intervenire rapidamente e diffusamente, se vogliamo consegnare un pianeta vivibile alle generazioni future. Il mondo economico internazionale e la comunità scientifica sanno quali sono gli obiettivi da raggiungere per fermare il riscaldamento globale e, con esso, disinnescare le potenziali minacce degli effetti che si avrebbero sugli equilibri politico-economico-sociali dell’attuale geografia mondiale. Non si parla solo dei catastrofici effetti dovuti alle ripercussioni degli eventi naturali e di cambiamento climatico, ma delle conseguenze che queste innescherebbero. Tutti dovranno fare la loro parte, politica e aziende: queste ultime si sono date degli obiettivi, che sono racchiusi nel manifesto dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni unite e ripresi nei principi Esg – Environmental, Social, Governance –, che dovranno ispirare e guidare i loro nuovi modelli di business, ma anche i modelli di consumo, oltre agli stili di vita di tutti noi. Le strategie aziendali stanno divenendo sempre più sostenibili, e anche il risk management dovrà integrarsi in tali strategie, definendo nuove modalità di gestione dei rischi e delle opportunità correlate a questi nuovi modelli di business.

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Per quanto riguarda il settore assicurativo, che compito può svolgere la figura del Risk Manager nell’aiutare lo sviluppo della sostenibilità aziendale?

Il settore assicurativo, come quello della finanza, può fare molto: le stesse compagnie assicurative saranno spinte dai propri azionisti a ridefinire le strategie in chiave sostenibile e questo è un aspetto da tenere in grande considerazione. Il cambiamento dei modelli di business si accompagna al cambiamento tecnologico e all’innovazione dei processi, alla generazione di energia rinnovabile pulita, determinando nuovi profili di rischio che, oggi, non sempre hanno immediata risposta nei prodotti assicurativi offerti attualmente. Alle compagnie, dunque, sono sempre più richiesti innovazione e coraggio.

L’associazione

ANRA è l’associazione che, dal 1972, raggruppa i Risk Manager e i responsabili delle assicurazioni aziendali. È il punto di riferimento in Italia per la diffusione della cultura della gestione del rischio in azienda e organizza attivamente incontri e corsi per la formazione dei professionisti della gestione del rischio, tra cui quello volto a ottenere la certificazione europea RIMAP.

L’associazione conta ad oggi un network di oltre 800 soci, che operano quotidianamente nella professione in aziende pubbliche e private che rappresentano circa il 25% del PIL italiano.

 

Il passaggio a un’economia a basse emissioni, se non sufficientemente compresa e supportata con una gestione in ottica integrata, può presentare rischi per il mondo delle imprese?

Il passaggio a un’economia a basse emissioni può produrre grandi opportunità e rischi limitati. Sicuramente la comprensione e la convinzione del mondo economico internazionale sulla necessità di questa “virata” dovrà essere corale, e tanto più sarà condivisa e perseguita, tanto più saranno le opportunità che si presenteranno. Non è più il tempo di discutere, ma solo di agire e di cambiare verso una direzione obbligata: le aziende sono chiamate a contribuire a migliorare l’impatto del proprio business sull’ambiente, prendendo le distanze da un’ottica di valutazione del breve e medio periodo e supportando questo delicato passaggio con una gestione in ottica integrata.

 

Un’ultima considerazione sulla “digital transformation” e sostenibilità: si può dire che rappresentino due facce della stessa medaglia?

Sicuramente la trasformazione digitale è un’opportunità che permette di rivoluzionare i processi produttivi, le organizzazioni aziendali e sociali e le modalità delle prestazioni lavorative. Il livello politico dovrà creare le migliori condizioni e norme per favorire e incentivare questa digital transformation, tanto nelle aziende quanto in tutto l’apparato della PA. La trasformazione digitale è sicuramente un volano per accelerare politiche di sostenibilità diffuse. La digitalizzazione è uno dei fattori abilitanti della sostenibilità, se ben gestita, e comporta certamente un vantaggio competitivo.

 

La figura del Risk Manager

Negli ultimi anni, il Risk Manager si è affermato sempre più come figura strategica all’interno delle aziende, svincolandosi dalla visione prettamente assicurativa del suo ruolo e finendo per rappresentare oggi il punto di visione e coordinamento complessivo dei rischi aziendali. Le capacità di questa figura di previsione e pianificazione, cogliere le opportunità nei momenti disruptive e favorire il dialogo tra le diverse funzioni, sono sempre più richieste dai consigli di amministrazione; le aziende, infatti, devono dimostrare che le decisioni assunte sono sempre prese con consapevolezza dei rischi sottostanti, sulla base di uno spettro di informazioni e di analisi metodologiche, anche utilizzando nuove tecniche predittive come la modellizzazione di scenari e impatti dei rischi attraverso big data e soluzioni di business intelligence o intelligenza artificiale.

Le analisi del Risk Manager non dovranno più, tuttavia, limitarsi a una visione di rischio-opportunità collegata a una pianificazione strategica di 3 o 5 anni, ma allungare questo orizzonte temporale a 10, 15 o 20 anni, formulando simulazioni in funzione di assunzioni su scenari di cambiamento ambientale e sulle conseguenze sociali ed economiche legate ai fenomeni di rischio sistemici.

Il Risk Manager, oggi, è e sarà sempre più chiamato a misurarsi, inoltre, con gli obiettivi legati alla sostenibilità, cercando un approccio di tipo “risk-based”, ovvero supportando il top management aziendale nel selezionare i temi di sostenibilità prioritari per l’azienda sempre in chiave di rischio/opportunità e di compliance.

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