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Decarbonizzazione e digitalizzazione: la partita è ancora tutta da giocare

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Vittorio-Cossarini-presidente AssoESCo
Crisi economica, incentivi e transizione: come sta evolvendo lo scenario energetico-ambientale?

Pandemia, crisi economica e calo dei consumi. Meccanismi di incentivazione all’efficienza energetica. Decarbonizzazione e digitalizzazione delle imprese. Transizione energetica. Quattro temi chiave per capire in che direzione si sta evolvendo lo scenario energetico-ambientale e le sfide che ci aspettano. Ne abbiamo parlato con Vittorio Cossarini, presidente AssoESCo.

 

Pandemia, crisi economica e calo dei consumi (industria, trasporti): quanto stanno incidendo sulle politiche di efficientamento?

Se parliamo di settore industriale, la crisi economica incide in modo disomogeneo. Ci sono filiere che ne hanno risentito maggiormente e filiere che, invece, sono riuscite a mantenere o anche ad incrementare i ricavi. Anche fra le singole aziende ci possono essere differenze. La pandemia ha agito sugli investimenti in efficienza in modo non differente rispetto ad altre categorie di investimenti. Abbiamo un generale stand-by in attesa di capire la situazione. Le nostre associate hanno complessivamente tenuto, perché molti ricavi derivano da servizi continuativi. Pagano, invece, un calo dei nuovi investimenti per le ragioni di cui sopra.

 

Dal New green deal all’Ecobonus: i meccanismi di incentivazione all’efficienza energetica stanno condizionando le scelte delle aziende?

Senz’altro. I meccanismi di incentivazione oggi sono un potenziale, ma anche una fonte di forte incertezza. In campo industriale, il sistema dei certificati bianchi non sta operando e questo ha determinato l’appiattimento del trend di crescita degli investimenti in efficienza energetica registrato negli ultimi due anni, indipendentemente dal Covid. E questo è in contrasto con gli obiettivi europei di decarbonizzazione condivisi dal nostro Paese, ma anche con il fatto che le imprese si stanno rendendo sempre più conto che gli obiettivi di sostenibilità, di cui l’efficienza energetica è una componente essenziale, sono una condizione necessaria per la crescita delle imprese sui mercati nei prossimi anni. Il superecobonus è potenzialmente un innesco della ristrutturazione energetica degli edifici, ma è complicato e con un orizzonte temporale troppo breve e l’allungamento dei termini al 2022 è ancora sub-judice dalla Commissione europea. Attendiamo.

L’associazione

AssoESCo è l’associazione delle aziende italiane che promuovono, progettano, realizzano e facilitano gli interventi di efficienza energetica al fine di ridurre l’impatto ambientale ed economico dei consumi energetici per gli utilizzatori finali di energia e per il Paese. Nata nel 2005, ad oggi l’Associazione conta 75 associati per un giro d’affari superiore a cinque miliardi di euro. AssoESCo è associata a EFIEES – European Federation of Intelligent Energy Efficiency Services e fa parte degli Stati Generali della Green Economy.

Decarbonizzazione e digitalizzazione delle imprese: come sta rispondendo il sistema Italia?

Il sistema in quanto tale sta rispondendo a macchia di leopardo. Le aziende grandi o piccole con un brand conosciuto sono ben consapevoli che i loro stakholder non sono più solo il mercato, gli azionisti e gli istituti di credito, ma una platea molto più ampia che include almeno i dipendenti e il territorio. La sostenibilità, di cui la decarbonizzazione fa parte, e la digitalizzazione dei processi e della relazione con gli stakeholder sono considerate strumenti per essere vincenti nella selezione naturale e nello sviluppo. E’ più problematica la situazione nelle Pmi, dove gli investimenti in efficienza sono in concorrenza con altri sul core business. La consapevolezza è inferiore, ma soprattutto sono ancora limitati gli strumenti per rendere convenienti gli investimenti. E qui si ritorna al problema dell’inadeguatezza del sistema incentivante di cui abbiamo appena parlato.

 

Transizione energetica: sulla base dell’attività consulenziale sul campo degli associati di Assoesco, quali sono i fattori critici che a oggi, più frequentemente, rischiano di rallentare, se non addirittura ostacolare, il processo?

Essenzialmente quanto detto sopra: il sistema incentivante e regolatorio, le complicazioni per accedere agli incentivi, la mancanza di regole certe e costanti nel tempo. In generale, la difficoltà di mettere a terra gli investimenti. Questo fa parte del noto problema italiano dell’incapacità di spesa dei fondi disponibili. Anche l’approccio culturale di parte delle imprese si deve evolvere, ma questo è un processo che noi sappiamo innescare e accompagnare. Manca lo Stato; e attendiamo gli sviluppi del Next Generation Eu.

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