Dal trasporto collaborativo una logistica sostenibile

Driver di innovazione per la logistica, il trasporto collaborativo scongiura i viaggi a vuoto, con il risultato di un notevole risparmio economico ed un minor impatto ambientale, le due principali sfide che si trovano quotidianamente ad affrontare i supply chain manager

Dal trasporto collaborativo una logistica sostenibile.

Cosa ci si auspica per abbassare l’impatto ambientale ed efficientare il processo delle consegne? Trasportare a costo minore, ma in modo più sostenibile, riducendo i costi del trasporto e le emissioni, andando a conciliare le esigenze di clienti diversi, condividendo le tratte di trasporto e aumentando la saturazione dei mezzi. Ed è proprio questo il grande vantaggio che scaturisce dal trasporto collaborativo, opportunità che propone l’azienda CHEP Italia.

«Oggi, in Europa, l’incidenza dei viaggi a vuoto è pari al 20% del totale dei veicoli – km percorsi» spiega Marika Roncelli, Supply Chain Collaboration Manager di CHEP Italia «e le catene di fornitura sono sotto pressione per la combinazione di una serie di fattori: domanda più elevata e più frequente, carenza di autisti, necessità di ridurre i costi e, al contempo, migliorare l’impatto ambientale. In questo scenario, il 25% dei camion europei non viene ancora caricato in modo efficiente».

La genesi del progetto

Il core business di CHEP è il noleggio delle attrezzature logistiche, principalmente pallet, ma anche contenitori, imballaggi riutilizzabili in plastica, bidoni, vassoi ed espositori di altissima qualità. L’azienda gestisce, mantiene, trasporta e fornisce oltre 300 milioni di prodotti che contribuiscono alla costruzione, alla movimentazione delle merci, rivolgendosi soprattutto al fast mooving good.


«L’infinità di dati che ci troviamo a gestire proprio per la nostra attività core di noleggio bancali, ci permette di analizzare tutti i flussi dei nostri clienti. La chiave» dice MarikaLogistica sostenibile Roncelli «è valorizzare la grande mole: con il noleggio del pallet il cliente dichiara la relativa spedizione e noi quindi veniamo a conoscenza dei diversi spostamenti. Tramite algoritmi e software sviluppati internamente, questi big data diventano flussi di trasporto e quindi flussi di camion, restituendo una mappatura di tutto il trasportato globale dei nostri clienti. E poi ancora, un complesso algoritmo combina le informazioni di trasporto, giungendo ad una coincidenza ottimale di carico e destinazione, con l’obiettivo di essere più competitivi possibili. Proprio così è nato il trasporto collaborativo».

La logistica collaborativa

Se il 60% del mercato italiano del trasporto dei beni del largo consumo fosse in pallet pooling e viaggiasse con soluzioni di trasporto collaborativo, si potrebbero tagliare ogni anno oltre 6 milioni di km a vuoto con un risparmio di emissioni di circa 5.200 tonnellate di CO2.

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Parlando di round trip, nel mondo del carico a combinazione delle tratte, l’obiettivo è avere il minor numero di chilometri a vuoto. «Questo è possibile combinando i clienti con i flussi uguali» aggiunge Marika Roncelli «ma contrari in termini di direttrici. E se fino a poco tempo fa lo ignoravano, ora lo possono sfruttare come punto di forza in un’ottica di ottimizzazione».

Il potenziale dei big data

Il trasporto collaborativo consiste quindi nel far leva strategicamente sui Big Data per tracciare tratte di trasporto condivise, coniugando le esigenze di aziende diverse e riducendo il numero dei viaggi a vuoto. I progetti di trasporto collaborativo di CHEP Italia, inoltre, non coinvolgono solo il trasporto su gomma, ma sfruttano qualsiasi alternativa percorribile quali tratte ferroviarie, intermodali, marittime.

Un caso applicativo

Un produttore top player di acqua minerale e bevande ha espresso la necessità di avere una fornitura costante di bancali per alti volumi produttivi, senza però tralasciare i propri obiettivi di miglioramento dell’impatto ambientale. Contestualmente, ha evidenziato una grossa criticità legata al fatto che la tempestiva consegna dei materiali incotrasse una serie di difficoltà come il meteo, la posizione geografica decentrata della sede rispetto alle vie primarie e il cospicuo numero di mezzi necessari.

CHEP ha così analizzato i dati relativi ai trasporti del cliente, integrandoli nel suo network, al fine di costruire un progetto completo: la soluzione adottata ha previsto l’utilizzo di Logistica sostenibilevettori comuni tra i due partner, così da minimizzare il numero di chilometri percorsi a vuoto identificando tratte condivise dove viene scaricata l’acqua e caricati i bancali. La scelta di selezionare alcuni vettori già fornitori del cliente ha garantito una gestione ottimale di tutte le sue esigenze, mentre l’inserimento di nuovi trasportatori ha permesso l’aumento dei numeri di mezzi a disposizione, saturando anche una tratta ferroviaria.

Il progetto ha portato all’ottimizzazione di 1947 FTL (full truck load; carico completo) e una riduzione annuale di circa 390.000 km a vuoto corrispondente a 580.000 t di CO2 non emessa, mentre il risparmio economico complessivo generato è stato intorno al 9%. Tutto questo è stato possibile grazie all’integrazione del network Chep per soddisfare servizio e sostenibilità.

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