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Da spreco a risorsa agroenergetica

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Da spreco a risorsa agroenergetica
Investire su progetti che trasformano i residui in energia, incentivare il biogas sfruttando gli scarti agricoli e i reflui degli allevamenti. La risposta della CIA-Agricoltori italiani è di puntare al potenziamento delle filiere agroenergetiche locali in modo sostenibile

Da spreco a risorsa agroenergetica.

Gli agricoltori italiani possono fornire un significativo apporto alla transizione verde ed energetica, concorrendo a due obiettivi importanti: ridurre la dipendenza dall’estero, oltre tre quarti del fabbisogno energetico acquistati fuori dai confini nazionali, e contribuire a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica nell’Ue entro il 2050. Ne abbiamo parlato con il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino (nella foto). Obiettivo: capire come passare da spreco a risorsa agroenergetica.

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Cosa serve, oggi, a Cia-Agricoltori Italiani per affrontare in modo corretto la transizione energetica?

Occorrono più risorse e progetti dedicati all’ulteriore sviluppo delle agroenergie, investendo pienamente sul comparto con il sostegno del PNRR e della nuova Pac. L’attuale target italiano per il 2030 è pari al 30% dei consumi finali ottenuti con fonti rinnovabili e, dall’agricoltura, può arrivare almeno il 10% di questa energia pulita. Serve, però, accelerare per esempio sulla crescita del biometano, molto atteso dalla filiera zootecnica, dove ci sono fondi trasversali pari a 1,9 miliardi di euro. Altrettanto importante è promuovere il “carbon farming”, con regole chiare e nuovi meccanismi per valorizzare, incentivare e remunerare le pratiche agricole e forestali che favoriscono l’assorbimento di carbonio: oggi il settore sequestra mediamente 0,5 tonnellate di CO2 per ettaro l’anno. Non da ultimo, occorre spingere sull’agro-fotovoltaico. In quest’ottica, è molto importante l’annuncio del Mipaaf della pubblicazione, entro il 31 marzo, del bando da 1,5 miliardi di euro per finanziare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti agricoli (stalle, cantine, magazzini eccetera), evitando totalmente il consumo di suolo, per una superficie complessiva pari a 4,3 milioni di m2 per 0,43 GW.

Le questioni internazionali modificheranno le vostre politiche agricole ed energetiche?

Il Dl energia introdotto dal governo vuole mettere l’acceleratore sullo sviluppo delle rinnovabili, ma non valorizza come speravamo il contributo del mondo agricolo. Non è efficace sul caro bollette, né risolve la mancata classificazione delle aziende agricole come energivore. Non è giusto, infatti, considerare i costi energetici solo in relazione ai volumi consumati. Sarebbe più equo valutarne l’incidenza percentuale sui fatturati aziendali, che per gli agricoltori ha un impatto medio molto alto.

Quali sono le soluzioni e i progetti che renderebbero più competitive sul mercato e sul  piano energetico le imprese agricole?

La prima scommessa vincente è il fotovoltaico sui tetti agricoli, che mette insieme la possibilità di accrescere la sostenibilità e l’efficienza energetica del settore con quella di contenere i costi delle aziende agricole, tra l’altro non intaccando minimamente i terreni necessari alle coltivazioni. nello stesso tempo, è fattibile la creazione di impianti a terra su aree abbandonate, marginali e non idonee alla produzione. Inoltre, bisogna investire in tutti quei progetti che trasformano gli sprechi in energia, e quindi incentivare il biogas sfruttando gli scarti agricoli e i reflui degli allevamenti. Serve sviluppare filiere agroenergetiche locali per l’approvvigionamento dei residui, altrimenti inutilizzati, e impianti che permettano di coniugare la produzione di energia con la riduzione dell’impatto ambientale delle aziende del settore in termini di emissioni. Stando alla produzione agricola attuale, entro il 2030 il biometano agricolo potrebbe essere in grado di immettere nella rete quasi sette miliardi di metri cubi di gas, contribuendo a circa il 15% del fabbisogno nazionale. Infine, cruciale è la gestione forestale attiva e sostenibile con gli agricoltori protagonisti. Già oggi oltre 16,6 milioni di tonnellate di biomasse legnose sono destinate, ogni anno, alla produzione di energia termica. Occorre, adesso, puntare sullo sviluppo di una vera e propria filiera foresta-legno-energia, a partire dalla valorizzazione della materia prima agricola.

(Da spreco a risorsa agroenergetica)

I numeri

Lungo tutto il territorio nazionale, nel corso del primo semestre 2021, sono stati installati impianti fotovoltaici per 362 MW, mentre dall’anno prossimo e per altri dieci anni, con un target di 50 mila MW al 2030, sarà necessario installare in media 2.500 MW ogni semestre, cioè 6,9 volte. L’agricoltura, a fine 2020, contava più di 38 mila impianti installati, pari a una potenza di 2.496 MW. Solo utilizzando le coperture agricole, zootecniche e agroindustriali, si può recuperare una superficie utile di oltre 150 milioni di metri quadrati di pannelli, con la produzione di quasi 29 mila GW di energia solare. La soluzione dei parchi agrisolari, dunque, finanziata anche dal PNRR, è un punto essenziale in questa direzione. (F.M.)

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