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Cogenerazione? Sì, ma in Italia ci sono troppi ostacoli

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OSTACOLI_ OSTACOLO FOTO GENERICA
Un sistema per ridurre l’impatto ambientale, che andrebbe incentivato, ma nel nostro Paese la normativa non aiuta o addirittura rema contro. Eppure il potenziale tecnologico c’è, come spiega Marco Golinelli, presidente di Italcogen, l’associazione che riunisce produttori e distributori all’interno di Anima

Cogenerazione.

Si fa da anni, ma a causa degli ostacoli normativi, in Italia, la cogenerazione stenta a spiccare il volo. Eppure, il potenziale tecnologico c’è. E oggi che si apre l’era della transizione ecologica, le aziende hanno le idee chiare su cosa ci sia da fare.
Lo racconta chiaramente Marco Golinelli, presidente di Italcogen, l’associazione che – all’interno di Anima Confindustria – riunisce costruttori e distributori di impianti di cogenerazione.

Cogenerazione
Marco Golinelli  

Partiamo da qui: come possiamo descrivere la cogenerazione a chi non la conoscesse?
«È la produzione combinata di elettricità ed energia termica, allo scopo di ottimizzare l’uso dei combustibili e, quindi, ridurre l’impatto ambientale ed economico. L’esempio è quello dell’industria manifatturiera, che deve produrre energia elettrica, ma anche acqua calda o vapore. L’azienda storicamente acquista energia dalla rete e ottiene il vapore dalle proprie caldaie. Invece la cogenerazione permette di produrre elettricità e calore utilizzando un combustibile unico, di solito il gas di rete, con un’efficienza decisamente superiore».

Qual è la situazione oggi in Italia?
«L’Italia è un paese che ha fatto tanto, ma che ha un potenziale ancora molto alto, c’è un grosso margine di crescita. Gli scogli principali sono i vincoli normativi. Bizzarro, visto che l’Italia è stata segnala dall’Europa per la lungimiranza con cui ideò i certificati bianchi, per incentivare l’efficienza energetica. Questo meccanismo, che poi si è inceppato in fase di gestione, oggi è oggetto di revisione, ma noi di Anima siamo molto in disaccordo con le bozze di decreto finora presentate».

Che cosa frena gli imprenditori che vorrebbero cogenerare?
«In Italia, le tecnologie per cogenerare – sia con i combustibili che si usano oggi sia con quelli a basso contenuto di carbonio o decarbonizzati che arriveranno a medio termine – ci sono tutte. Ma il quadro normativo è un problema. Oltre al fatto che per arrivare a cogenerare c’è un iter burocratico lunghissimo, gli imprenditori sono spaventati dal continuo modificarsi delle norme: prevedere un ingente investimento che dia vantaggi sul lungo termine, quando non c’è certezza sul futuro normativo, è molto rischioso. Noi, per iniziare, chiediamo che il meccanismo dei certificati bianchi venga conservato e che i processi di approvazione delle domande di cogenerazione vengano gestiti in tempi certi e brevi. Cogenerare è un bene per tutti, non solo per l’azienda».

Mi spieghi meglio
«Cogenerare conviene all’ambiente e al Paese, non soltanto in termini di efficientamento energetico, ma anche perché la cogenerazione sostiene un importante indotto, a valle e a monte. Una filiera tutta italiana che potrebbe permette tra l’altro di non comprare energia all’estero. Per arrivare a questo, bisogna formulare una visione omnicomprensiva. Ecco perché noi di Anima riteniamo un bene la nascita del nuovo ministero, con il quale speriamo di collaborare in un clima di reciproco ascolto».

CHI È

Italcogen è l’associazione italiana che, all’interno di Anima Confindustria, riunisce i costruttori e i distributori di impianti di cogenerazione, recupero termico e celle a combustibile. In questo modo l’associazione di categoria rappresenta una panoramica delle realtà del nostro Paese in quanto a tecnologie cogenerative, sia quelle alimentate da fonti fossili sia da biomasse. Ma quante sono queste realtà? «Il settore rappresentato dall’associazione produce un fatturato di 500 milioni di euro – spiega il presidente di Italcogen, Marco Golinelli – con una quota di export/fatturato del 18%. Descrive, quindi, un importante ramo della filiera italiana dell’efficienza energetica e delle tecnologie, soprattutto se si tiene presente l’obiettivo ambientale che dobbiamo raggiungere entro il 2030. Un obiettivo rispetto al quale abbiamo firmato un accordo vincolante con l’Unione europea. Le quote di mercato dei nostri associati – continua il presidente di Italcogen – rappresentano punte di eccellenza in alcuni settori specifici delle bioenergie. Un esempio? Il mercato italiano degli impianti a biomassa liquida e degli impianti a biomassa solida di piccola taglia che occupiamo per l’85% del totale».

L’associazione promuove la diffusione della cogenerazione e dei recuperi termici, fornendo alle aziende supporto tecnico, promozionale e soprattutto normativo-legislativo: «Uno degli scopi principali dell’associazione – conclude Golinelli – è di fornire consulenza sulla corretta interpretazione del quadro legislativo e regolatorio nazionale ed europeo, visto che proprio questo aspetto rappresenta oggi lo scoglio più alto per chi vuole cogenerare in Italia. Ed è proprio questo aspetto che speriamo venga migliorato dai prossimi interventi del governo e in particolare del nuovo ministero per la Transizione ecologica».

Italcogen fa parte del board di Cogen Europe, l’associazione europea per la promozione della cogenerazione, e aderisce al Free, il coordinamento fonti rinnovabili ed efficienza energetica. (M.L.)

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