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Cambiamenti climatici: il peso delle evidenze scientifiche

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Cambiamenti climatici
Esiste un nesso tra eventi meteorologici estremi e global warming? La questione è importante anche per capire se e chi possa essere chiamato legalmente a rispondere per questi danni. L’“Attribution science” prova a fornire risposte su questo tema controverso seguendo studi riguardanti la correlazione causale fra gli eventi estremi e il cambiamento climatico, ma diversi alle evidenze scientifiche utilizzate efficacemente nell’ambito del contenzioso climatico già pendente

(Cambiamenti climatici: il peso delle evidenze scientifiche)

L’ “Attribution science”

Secondo i più recenti rapporti dell’Ipcc, le evidenze scientifiche circa un’importante influenza del cambiamento climatico su eventi metereologici estremi sono negli ultimi anni divenute «robuste». Permangono, tuttavia, ovviamente, alcuni margini di incertezza relativi a diversi fattori.

In primo luogo, infatti, per la maggior parte degli eventi estremi, il riscaldamento globale agisce come fattore di aumento del rischio, non come attivatore di un evento che altrimenti con certezza non sarebbe avvenuto. In secondo luogo, e come conseguenza di ciò, è estremamente difficile misurare la percentuale di aumento del rischio dovuta al clima. Questo, ovviamente, può riguardare tanto l’intensità quanto la frequenza degli eventi estremi.

Poiché, in molti casi, gli eventi metereologici estremi causano un danno ai residenti e ai loro beni, ci si chiede se e chi possa essere chiamato legalmente a rispondere per questi danni. In questo ambito di incertezza si apre uno spazio notevole per una branca della scienza che, attualmente, ha un nome solo in inglese: “Attribution science”. Si tratta di studi riguardanti la correlazione causale fra gli eventi estremi e il cambiamento climatico, ma non relativi, finora, alle evidenze scientifiche utilizzate efficacemente nell’ambito del contenzioso climatico già pendente.

Una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Climate Change – condotta attraverso un’analisi approfondita di 73 casi giudiziari suddivisi fra 14 giurisdizioni – ha, infatti, riscontrato che il livello delle evidenze scientifiche presentate ai giudici è stato, sinora, nel complesso insufficiente. Ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la Attribution science, che utilizza una indagine controfattuale al fine di valutare la presenza e l’intensità delle influenze antropiche rispetto a eventi climatici estremi. A questo fine, sono utilizzate tecniche statistiche sofisticate; in particolare è stato proposto un accurato metodo per definire la presenza o meno di una relazione causale tra un evento estremo e il clima che cambia. Questo metodo, denominato “Probabilistic event attribution (PEA) method”, si propone di comparare “the world as it is” (quindi, con l’influenza umana sul clima) con “the world that might have been” (senza questa influenza).

 

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Evidenze scientifiche e processi

Naturalmente, le evidenze scientifiche che hanno dignità per entrare in un procedimento giudiziario non sono e non possono essere quelle riferibili a tesi isolate di singoli scienziati, ma, al contrario, sono quelle formatesi all’interno della comunità scientifica nel suo complesso. Un tribunale che – magari sull’onda di una pressione politica o mediatica – si accontentasse di evidenze scientifiche meno che “robuste” verrebbe meno al proprio ruolo imparziale, pregiudicherebbe la propria credibilità e in ultima analisi non avvantaggerebbe nemmeno l’azione collettiva per la salvaguardia del clima. Da questo punto di vista, le modalità attraverso le quali le evidenze scientifiche entrano nei procedimenti giudiziari possono presentare qualche problema. Spesso, infatti, è necessaria la mediazione di un singolo esperto nominato Ctu (consulente tecnico d’ufficio) dal giudice civile, penale o amministrativo, senza, peraltro, la garanzia che la scelta cada su uno scienziato autorevole nel settore specifico di cui la consulenza deve occuparsi.

Da questo punto di vista, ordinamenti diversi dal nostro offrono garanzie migliori. Così, ad esempio, in Olanda gli esperti chiamati a testimoniare in tribunale vengono scelti con il filtro dello Stab (Foundation of Independent Court Experts in Environmental and Planning Law). In Finlandia, invece, quando una Corte anche amministrativa necessita di un importante approfondimento scientifico, gli esperti scienziati sono chiamati a far parte del collegio come giudici “laici”, un po’ come avviene anche da noi in alcuni procedimenti che riguardano i minori. Anche in Italia, quindi, è auspicabile che il ruolo di consulenti e periti nei processi venga regolamentato. L’obiettivo è duplice: assicurare che le decisioni giudiziarie vengano basate su una scienza solida, e offrire ai giudici il migliore possibile sostegno per le loro decisioni.

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