Cambiamenti climatici e nuovi modelli di consumo: il tempo delle esitazioni è finito

Dall'efficientamento energetico alla gestione dei rifiuti, passando per la revisione dei consumi in chiave sostenibile, sono tante le iniziative da intraprendere per invertire il trend ed evitare di venire travolti dalla più grande crisi climatica ed ecologica. Ne abbiamo parlato con Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

Su cambiamenti climatici e nuovi modelli di consumo il tempo delle esitazioni è finito. Le misure da prendere non sono una passeggiata, sono impegnative. Se troviamo ragioni per rinviarle, stiamo sbagliando, anche se sembrassero buone ragioni.

A dirlo è Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e già ministro dell’Ambiente (suo il primo decreto organico in materia di rifiuti). Con lui abbiamo parlato di priorità, interventi da sostenere, ma anche azioni che ognuno di noi può già intraprendere. Anzi deve. Perché ormai il tempo dei “se” e dei “ma” è finito. E la posta in gioco è altissima.

 

Transizione ecologica: non un semplice slogan, ma un processo molto strutturato. Al di là dei temi ambientali ed energetici, quali altre componenti dobbiamo considerare?

Il termine “transizione” indica un cambiamento di vasta portata, solitamente storica: la transizione ecologica dovrebbe segnare il passaggio da uno sviluppo economico e sociale diventato insostenibile per il clima e le risorse naturali a uno sviluppo climaticamente neutrale e compatibile con la resilienza dei sistemi naturali. Il termine “ecologica” è legato al fatto che, per la prima volta nella storia dell’umanità, limiti ecologici globali, dell’accumulo di gas serra in atmosfera e delle risorse naturali disponibili, hanno assunto un ruolo decisivo, imprescindibile. La globalizzazione dello sviluppo economico in un Pianeta ormai densamente popolato da circa 7,6 miliardi di persone, peraltro in costante aumento, non può più essere fondato sull’utilizzo massiccio di energia di origine fossile (di petrolio, di gas e di carbone), perché questo utilizzo sta portando verso un catastrofico riscaldamento globale, né su un modello lineare di produzione e di consumo che richiede un’enorme prelievo di materiali (minerali, metalli, combustibili fossili e biomasse) che genera grandi quantità di sprechi, di rifiuti e di impatti sull’ambiente. Dobbiamo, rapidamente, in pochi decenni, passare a una economia, a sistemi di produzione, di consumo, di mobilità, di abitazione e, in genere, a stili di vita e di benessere, basati sull’uso efficiente e il risparmio di energia e di risorse naturali, sulle energie rinnovabili e su risorse rinnovabili o comunque riciclabili, riciclate e, in genere, utilizzate in modo più sobrio.

 

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Quindi un taglio netto con il passato. Ma cosa dobbiamo lasciarci alle spalle del vecchio modo di intendere e gestire l’ambiente e l’energia?

Vanno cambiate, e stanno cambiando, alcune idee di fondo: l’idea che il benessere coincida con l’aumento del consumismo e degli sprechi va superata. Si deve, e si può, vivere meglio in modo sobrio e responsabile. Sappiamo che una buona alimentazione non significa abbuffate, ma moderazione, scelta accurata degli alimenti e delle bevande. Ma anche che gli sprechi alimentari sono sempre più sbagliati. Che magiare troppa carne, specie quella rossa, fa male alla salute, ma anche all’ambiente.

Sprecare energia nelle nostre abitazioni non solo ci fa pagare bollette più care, ma danneggia il clima. E per evitare sprechi energetici oggi possiamo fare molto: basta informarsi sui prodotti a bassi consumi per l’illuminazione, per varie apparecchiature elettriche ed elettroniche, sulle possibilità di interventi che godono di incentivi fiscali e finanziamenti per l’efficienza energetica. Anche le possibilità di usare energia generata da fonti rinnovabili non mancano: installare pannelli fotovoltaici, unirci in comunità energetiche per produrre e utilizzare fonti rinnovabili, privilegiare fornitori che assicurino l’uso di fonti rinnovabili.

Dobbiamo anche ridurre i rifiuti e, certamente, conferirli in modo differenziato con cura. Dobbiamo cercare di più prodotti riciclati e anche riutilizzati.

Troppe auto, usate per ogni spostamento, non sono più sostenibili: meno auto, più bicicletta, più spostamenti a piedi, con mezzi pubblici e condivisi.

Grandi cambiamenti riguardano le produzioni in tutti i settori, per passare da modelli lineari a modelli circolari e rigenerativi, con prodotti di lunga durata, fatti con minori rifiuti, più riparabili e riutilizzabili, utilizzabili in modo condiviso, riciclabili e fatti di più con materiali riciclati.

 

Se riuscissimo a ipotizzare una graduatoria delle priorità, quali sarebbero i cambiamenti più urgenti?

Intanto occorre capire che ci sono delle priorità. Troppo spesso ci comportiamo come bambini che vogliono tutto e subito. Sono ancora in tanti a non voler capire che la crisi climatica ed ecologica è una minaccia ancora più grave della pandemia da Covid. Che il tempo a disposizione per contenere la precipitazione della grande crisi climatica ed ecologica è ormai breve, che dobbiamo agire subito. Che troppi “se” e troppi “ma” sono un lusso che non possiamo più permetterci. Le misure da prendere non sono una passeggiata, sono impegnative. Se troviamo ragioni per rinviarle, stiamo sbagliando, anche se sembrassero buone ragioni. Le priorità sono i cambiamenti di modello energetico, con un rapido sviluppo delle misure per l’efficienza energetica e una rapida sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili, sono una rapida conversione del modello lineare in modello circolare di produzione e di consumo. I cambiamenti sono in atto, ma sono troppo lenti. Procedendo di questo passo arriveremo troppo tardi: corriamo seri rischi di essere, in pochi decenni, travolti dalla grande crisi climatica ed ecologica. La crisi sicuramente è globale, ma non è possibile che tutto il mondo si muova contemporaneamente per risolverla. Se aspettiamo che tutti si muovano simultaneamente, staremo fermi in attesa degli impatti certi di questa grande crisi. Se ciascuno – singolarmente, nella propria città, nel proprio Paese – si muoverà nella direzione della transizione ecologica e aumenterà il ritmo del cambiamento in atto, cresceranno di pari passo le probabilità di alimentare un cambiamento generale e, quindi, anche quelle di potercela fare.

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