Auto ricaricabili in crescita: lo segnala l’osservatorio di ANFIA

Auto ricaricabili in crescita
Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA

Auto ricaricabili.

Uno dei nodi della transizione ecologica è quello dei trasporti. La tendenza ad abbandonare le energie non rinnovabili, tuttavia, pare evidente. Dal «Focus Ee/Efta – mercato autovetture ad alimentazione alternativa – gennaio dicembre 2020» di ANFIA (l’associazione nazionale che rappresenta la filiera dell’industria automobilistica) emerge chiaramente che le vendite delle cosiddette “auto ricaricabili” sono cresciute sensibilmente. Come deve essere valutato questo fenomeno? Un fatto episodico determinato dalla sensibilità ambientale di questi ultimi anni o il segno tangibile di una direzione che andrà ulteriormente rafforzandosi nel prossimo futuro? «È una tendenza in crescita confermata nel primo semestre 2021 – spiega Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA – con le vendite di ricaricabili in rialzo di oltre il 200% rispetto allo stesso periodo del 2020, per un totale di oltre 68.000 unità, il 7,8% del totale immatricolato. Merito dell’ecobonus, una misura che ha funzionato e che deve diventare strutturale almeno fino al 2026, per facilitare la graduale penetrazione di mercato di queste tecnologie.

Fra le auto ad alimentazione alternativa, quelle elettrificate hanno fatto registrare, in percentuale, il maggior gradimento da parte dei consumatori. Esiste, a oggi, un problema di reti di rifornimento? In altre parole, le infrastrutture di rifornimento sono numericamente adeguate, nel nostro Paese – dove le quote di mercato di elettrificate non è ancora particolarmente rilevante – per supportare questa crescita?

Iscriviti alla newsletter di Transizione ecologica Italia

 

Purtroppo, no, visto che l’Italia è quattordicesima, nella Ue, per numero di colonnine di ricarica ogni 100 chilometri di autostrada. Sviluppare rapidamente una rete di ricarica diffusa e capillare sul territorio, sia di tipo pubblico, con un giusto mix di ricarica lenta, quick, fast e ultrafast, soprattutto in ambito autostradale, sia di tipo privato e aziendale, fa parte delle linee strategiche di intervento indicate da ANFIA al “Tavolo automotive” del Mise.

C’è ancora un divario di prezzo non trascurabile fra un’auto ad alimentazione tradizionale e un modello ad alimentazione elettrica. Ciò è dovuto a un maggior costo della tecnologia installata o alla normale dinamica domanda-offerta che, in prospettiva, andrà a modificare i prezzi di acquisto?

La batteria è la principale componente di costo di un’auto elettrica, tra il 25% e il 40% del costo totale. Grazie agli investimenti in innovazione e a progressive economie di scala, i prezzi delle batterie al litio per i veicoli elettrici sono calati di quasi il 90% dal 2010 a oggi. Una tendenza destinata a continuare, portando il prezzo di queste ultime, secondo l’International Environmental Agency (IEA), a 100 dollari al chilowatt-ora entro il 2023, man mano che i player di mercato inizieranno a beneficiare degli effetti delle economie di scala.

Fino a qualche anno fa, le vetture ad alimentazione elettrica erano considerate quasi esclusivamente city-car. Oggi possiamo dire che le tipologie di modelli abbia del tutto modificato la percezione dei consumatori in questa valutazione?

In parte sì, ma le carenze infrastrutturali rappresentano ancora uno scoglio soprattutto per le lunghe percorrenze, senza contare che l’auto elettrica, proprio per il delta-costo rispetto alle auto a combustione termica non si può ancora considerare un’auto di massa e questo influenza la percezione del prodotto.

Il «Focus ANFIA» riferito allo scorso anno conferma che le auto alimentate a gas occupano una fetta di mercato molto contenuta, con segnali di diminuzione. Quali motivazioni si possono addurre per questa mancata affermazione?

Negli ultimi anni, le normative europee che fissano i target di riduzione delle emissioni di anidride carbonica delle nuove auto hanno imposto una drastica e rapida svolta in direzione dell’elettrificazione: per raggiungere obiettivi così ambiziosi, infatti, i produttori di autoveicoli non possono non avere in flotta auto ricaricabili. Questo ha indirizzato di conseguenza gli investimenti, pur essendo il gas una tecnologia che dà un contributo importante alla mobilità green. Un limite oggettivo alla diffusione di massa delle auto a gas, comunque, è rappresentato anche in questo caso dalla carenza infrastrutturale, soprattutto per quanto concerne il metano.

Per concludere, possiamo azzardare una previsione riguardo all’Italia? Fra le auto eco friendly, quali saranno le tecnologie che si affermeranno maggiormente nell’immediato futuro? Quali tipologia di alimentazione ci condurrà verso la transizione anche nel settore auto?

Nel primo trimestre 2021, l’Italia è al primo posto nella top cinque dei Paesi dell’area Ue-Efta-Uk per volumi di vendita di auto ibride tradizionali, una tecnologia ponte verso la mobilità a emissioni zero. In realtà, alla transizione ecologica contribuiscono tutte le alimentazioni alternative e, in generale, le auto di ultima generazione, se si considera che il parco auto italiano è, a oggi, ancora costituito per quasi il 30% da auto ante-Euro 4 e ha un’età media di 11,5 anni contro gli otto di Uk e i nove di Germania e Francia.