Apparecchiature elettriche ed elettroniche: la sostenibilità parte da lontano

Tre domande a Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE

Transizione ecologica, digitalizzazione, Next Generation Ue sono le parole chiave che stanno caratterizzando l’evoluzione degli stili di vita e dei consumi verso modelli di sostenibilità. La posta in gioco è di riuscire a fare convivere il rispetto dell’ambiente con la possibilità per i cittadini di disporre di beni e servizi in grado di soddisfare tutte le loro necessità. Paradigmatico è il ruolo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) che, al pari di batterie e accumulatori, devono essere progettati con lungimiranza in modo da garantire un fine vita a impatto zero. Sul tema abbiamo sentito Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE. 

La transizione ecologica è un processo quasi rivoluzionario. Si può dire che la legislazione (comunitaria e, di riflesso, italiana) in materia di Raee e pile sia già orientata verso un modello “culturale” improntato alla TE o sono necessarie nuove modifiche?

La transizione ecologica è un approccio che da alcuni anni pervade e ispira il lavoro del legislatore europeo in una visione prospettica sul futuro della nostra società e che ha già raccolto adesioni e orientamenti di alcune aziende, che possiamo definire lungimiranti, che hanno puntato a realizzare prodotti e servizi ambientalmente compatibili. Il legislatore italiano a “suo modo” ha accolto le obbligazioni provenienti dall’Unione europea e dato corso, da alcuni lustri, a interpretazioni normative inserite nell’ordinamento italiano. Seppure i principi originali promossi dall’Unione europea si ritrovino tali e quali nella normativa italiana, cosa che non potrebbe essere altrimenti, ottime impostazioni operative si alternano a carenze normative e applicative.

Apparecchiature elettriche ed elettroniche
Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE

In questo contesto, il modello culturale promosso dall’Unione per i Raee, e analogamente per le batterie e gli accumulatori, ha trovato pieno accoglimento, ma è stato affiancato da carenze e imprecisioni normative che frenano quella che poteva essere una piena “rivoluzione” derivante dall’applicazione dal principio della responsabilità estesa del produttore. Più che nuove modifiche sarebbe quindi necessario colmare le lacune normative così da includere non solo gli aspetti già definiti nelle impostazioni comunitarie, ma anche rendere efficaci le previsioni del legislatore. In maniera molto pragmatica, una visione reale e concreta dell’economia circolare che conduca a una transizione ecologica non può avere corso se non sono ricompresi allo stesso tempo gli aspetti ambientali e quelli economici. Pertanto, che senso avrebbe investire in energie e risorse per recuperare materiali e prodotti, si badi bene non rifiuti, se poi non viene favorito un reale mercato a valle? Se in un ciclo produttivo convenisse economicamente impiegare una materia vergine anziché una prima seconda, perfettamente identica e pienamente alternativa, quale possibilità reale di successo avrà per l’industria l’impegno profuso nel raccogliere i rifiuti, trattarli adeguatamente e generare un prodotto?

 

Uno dei pilastri della transizione ecologica è la digitalizzazione, che comporta fisiologicamente un utilizzo intenso (e un conseguente turnover altrettanto intenso, con un forte potenziale impatto sull’ambiente) di dispositivi digitali: c’è il rischio che si venga a creare una sorta di paradosso o si può evitare?

Non c’è paradosso nell’impostare consumi e utilizzo delle risorse in maniera efficiente – e conseguentemente dotarsi dell’idonea strumentazione per poter raggiungere questa efficienza – e al contempo gestire questi strumenti in maniera adeguata lungo tutto l’arco della vita. Molto è stato fatto e sarà ulteriormente rinforzato dagli sviluppi futuri per aumentare l’utilizzo efficiente dell’energia. Si pensi ai consumi degli elettrodomestici o delle risorse impiegate nella realizzazione e nell’utilizzo degli apparecchi. Se lo sviluppo tecnologico richiede la dismissione di una tecnologia per una più efficiente, dobbiamo accogliere questo frutto del progresso tecnologico come un valore dello sviluppo stesso, sempre che all’adozione di qualcosa di nuovo corrisponda un riutilizzo, se possibile, di ciò che è obsoleto in quel contesto o l’avvio all’adeguato trattamento di ciò che si è deciso di dismettere, puntando coerentemente sul recupero di materia.

Esistono anche possibilità concrete di riutilizzo di componenti tecnologiche degli apparecchi digitali sempre nel rispetto dei precetti di una corretta economia circolare come precedentemente ricordato.

In conclusione: l’impiego massiccio dei device digitali non arresta il progresso, ma si può e si deve gestire il loro fine vita, è un costo del progresso stesso, di conseguenza è necessario calcolarlo e non far finta di considerarlo. In quest’ottica, l’impostazione della gestione dei Raee domestici che prevede per i produttori che immettono sul mercato la gestione dei costi del fine vita di ciò che viene dismesso è un concreto esempio di pieno successo di attribuzione dei costi.

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Quale ruolo può giocare la componente Weee nella definizione delle strategie legate al Next Generation Ue?

Lo slogan che accompagna la campagna dell’Unione Europea per Next generation Eu recita: «È giunto il momento di metterci al lavoro, di rendere l’Europa più verde, più digitale e più resiliente».

Si deve ritenere che anche i rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici siano coinvolti da tutti e tre gli aspetti che guidano questo piano per il futuro del nostro continente. In questo contesto, quindi, anche la componente Raee può essere, per la propria parte e per il proprio peso relativo, determinante. Sul rendere l’Europa più verde la considerazione è immediata, non serve dilungarsi sulla necessità della gestione ottimale del fine vita dei Raee.

Altrettanto vale per l’aspetto di digitalizzazione che richiede progresso tecnologico, diffusione di apparecchi e tecnologie e che consente ottimizzazione dei processi, ma al tempo stesso impone la gestione del loro fine vita, come detto in precedenza.

Ma come si fa ad essere più resilienti? Come fa un continente ad essere più resiliente? Bisogna essere in grado di far convivere il rispetto dell’ambiente con la possibilità per i cittadini europei di disporre di beni e servizi in grado di soddisfare tutte le loro necessità. Questo può e deve essere un obiettivo di chi prima immette le Aee e poi ne gestisce il fine vita una volta dismesse. Alcuni dei materiali impiegati nella realizzazione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche sono poco presenti sul territorio dell’Unione o richiederebbero un elevato impatto ambientale per essere estratti. Ma non ne possiamo fare a meno, non ne può fare a meno lo sviluppo tecnologico; in questo senso la gestione ottimale del trattamento dei Raee può fornire un contributo essenziale per soddisfare questa esigenza e, al tempo stesso, contenere i danni ambientali. Ecco perché esportare rifiuti tecnologici verso paesi non pronti a gestire in termini ambientalmente corretti le attività di trattamento danneggia innanzitutto l’ambiente, ma in termini maggiormente prospettici priva l’Unione europea di risorse che si potranno rivelare essenziali per i futuri sviluppi di beni e tecnologia.

 

Il Centro di Coordinamento RAEE

Il Centro di Coordinamento RAEE è l’organismo centrale che si occupa di ottimizzare la raccolta, il ritiro e la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia anche attraverso la gestione di un elenco a cui devono iscriversi tutti gli impianti di trattamento di Raee.

Il CdC RAEE è il punto di riferimento per tutti i soggetti coinvolti nella filiera rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche operando con essi secondo regole definite dall’assemblea dei soci e mediante procedure e regolamenti derivanti da specifici accordi e convenzioni.

Il Centro è gestito e governato dai sistemi collettivi sotto la supervisione del ministero della Transizione ecologica e del ministero dello Sviluppo economico. Il ruolo e i compiti del Centro di Coordinamento RAEE sono definiti dagli artt. 33 e 34, decreto egislativo 14 marzo 2014, n. 49 che recepisce in Italia i contenuti della direttiva europea sui Raee 2012/19/Eu.

Per maggiori informazioni: https://www.cdcraee.it/

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