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Agrivoltaico: una strada necessaria

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Agrivoltaico
Una tecnologia consolidata che può contribuire alla transizione senza impatti significativi sul paesaggio, ma che ha bisogno di regole certe. Obiettivo: produrre alimenti ed elettricità sfruttando gli stessi raggi del sole

Agrivoltaico: un sistema composto dall’impianto fotovoltaico e dalla coltura agricola. Questo, in estrema sintesi, è quanto spiega Alessandra Scognamiglio (nella foto qui sotto), architetto, ricercatrice e coordinatrice della task force ENEA “Agrivoltaico sostenibile”, che prosegue: «Si tratta perciò di un sistema complesso, nel quale le tecnologie fotovoltaiche e i metodi colturali si integrano traendone un vantaggio reciproco. Poiché entrambi i componenti del sistema competono per la luce solare, dal punto di vista progettuale l’obiettivo principale consiste nell’ottimSostenibilitàizzazione della trasmissione luminosa che, già ora, può essere ottenuta con buoni risultati utilizzando tecnologie e soluzioni esistenti – come testimoniano esempi molto interessanti realizzati in diverse realtà italiane ed europee.

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Nel caso dei moduli opachi e semitrasparenti con configurazione fissa, ad esempio, si diradano le file e si sopraelevano le superfici captanti, per far penetrare più la luce verso le piante. In alternativa, si possono installare moduli opachi su supporti idonei all’inseguimento solare, per bilanciare la produzione di energia con il fabbisogno di luce – e in alcuni casi di ombra – delle diverse colture nelle varie fasi di crescita».

Agrivoltaico
Alessandra Scognamiglio, ricercatrice e coordinatrice della task force ENEA “Agrivoltaico sostenibile”

UN BINOMIO VINCENTE

C’è chi sostiene che agricoltura ed energia non possano andare d’accordo. «La transizione ecologica – prosegue Alessandra Scognamiglio – impone un cambio di paradigma rispetto al passato, del quale bisognerebbe prendere atto. In uno scenario orientato verso la crescente sostenibilità energetica e ambientale degli insediamenti umani, le fonti rinnovabili, indispensabili ai fini della decarbonizzazione dell’economia, non sono antagoniste né rispetto alle altre attività economiche, né nei confronti della tutela dell’ambiente. È sicuramente giusto utilizzarle in tutti i casi che permettono di massimizzarne la resa energetica, senza interferire con altre funzioni, ad esempio installando campi fotovoltaici sui tetti, ma questo non è sempre possibile o conveniente e, soprattutto, non basterebbe a coprire l’attuale fabbisogno complessivo di energia né per le costruzioni civili, né per l’industria e l’agricoltura. In quest’ultimo caso, i sistemi agrivoltaici offrono l’occasione per affrontare il tema del corretto inserimento delle tecnologie solari nel paesaggio rurale. Studi e sperimentazioni dimostrano che è possibile coltivare la terra e, contestualmente, produrre elettricità, ad esempio utilizzando i moduli fotovoltaici in luogo delle serre-tunnel in plastica, riducendo l’inquinamento provocato dalla plastica e migliorando al contempo le condizioni di lavoro».

PER INVESTIRE SERVE CHIAREZZA

Recentemente, il Parlamento ha modificato le previsioni introdotte dal governo con il cosiddetto “decreto energia” (articolo 11, D.Lgs. n. 17 del 1° marzo 2022), che aveva fissato un limite del 10% alla superficie degli impianti fotovoltaici incentivabili rispetto alla superficie agricola aziendale.

«Il limite è stato mantenuto solo per gli impianti a terra, mentre l’agrivoltaico “avanzato” (come definito dal PNRR) continua a essere incentivato senza alcuna soglia. Purtroppo, la legislazione in materia è frammentaria (ad esempio, non esiste ancora una definizione di “agrivoltaico”), perciò le iniziative sono soggette alla diversa interpretazione delle norme da parte degli enti pubblici interessati, che apre la strada alla proliferazione dei contenziosi. Al contrario – conclude Alessandra Scognamiglio – sarebbe opportuno un contesto normativo chiaro e preciso, dal punto di vista procedurale e tecnico, che favorisca la formazione del consenso alla scala locale attorno a progetti multidisciplinari e integrati, sviluppati con il concorso di tutte le professionalità interessate, anche per quanto riguarda l’impatto paesaggistico di questi impianti».

Il concorso

Il concorso internazionale “L’agrivoltaico per l’Arca di Noè” premierà il miglior progetto per un sistema agrivoltaico con potenza compresa fra 1 e 3 MWp, che sarà realizzato presso NeoruraleHub a Cascina Darsena (Pavia). L’iniziativa è promossa da ENEA, NeoruraleHub, Istituto Nazionale di Architettura, ETA Florence Renewable Energies e Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, con il patrocinio di: Ministero della Transizione Ecologica, Regione Lombardia, Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, Comune di Giussago, Legambiente e Società Italiana Tecnologia dell’Architettura. (G.L.F.)

 

Esperienze italiane

L’Italia è all’avanguardia della tecnologia agrivoltaica. Oltre ai numerosi impianti in campo aperto e in serra a Milis (Oristano), Mola di Bari, Monreale (Palermo), Morro d’Oro (Teramo), Scalea (Cosenza) e Scicli (Ragusa), si distinguono quelli realizzati da REM Tec a Borgo Virgilio (Mantova), Castelvetro e Monticelli d’Ongina (Piacenza), che utilizzano moduli al silicio policristallino equipaggiati con sistemi biassiali per l’inseguimento solare, posati assieme ai cablaggi a un’altezza di 4,5 m sopra coltivazioni intensive, per evitare qualsiasi interferenza con le lavorazioni agricole. (G.L.F.)

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